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Mongolia Snow Leopard

Cronache dagli Altai: sulle tracce del felino fantasma – ep.1

Mongolia Snow Leopard

Ulan Bator (Mongolia), 7 aprile 2026

Nel cuore remoto dell’Asia centrale, tra le montagne aspre e silenziose degli Altai, prende vita una nuova avventura scientifica. In questi giorni, una spedizione coordinata dal MUSE è tornata in Mongolia per proseguire il progetto “Mongolia Snow Leopard”, un’iniziativa di ricerca attiva dal 2015 dedicata allo studio del leopardo delle nevi. Obiettivo del progetto: approfondire conoscenza, distribuzione e stato di conservazione di uno dei felini più elusivi al mondo. Quella attualmente in corso è la nona spedizione sul campo, resa possibile grazie a una solida collaborazione internazionale che coinvolge, oltre al MUSE, l’Università degli Studi di Firenze, l’Università di Losanna e l’Università di Lubiana, insieme a partner locali, tra istituzioni accademiche e aree protette.

Un viaggio tra scienza, natura estrema e scoperta, che raccontiamo passo dopo passo. ll team di ricerca è composto da Francesco Rovero e Giulia Bombieri, direttore e ricercatrice dell’Ufficio Ricerca e Collezioni MUSE, Anna Sustersic, comunicatrice scientifica e Renato Rizzoli. Questa è la prima puntata del loro diario di spedizione.

Continua…

Come sempre il vero viaggio comincia molto prima della partenza.

E questo non fa certo eccezione, ed è così che al primo scalo di Istanbul siamo già in fase avanzata. Direzione Ulaanbataar, e da lì ancora più a ovest, verso gli Altai, le montagne del fantasma. La discussione verte sui punti di posizionamento delle fototrappole che avranno l’invidiatissimo compito di aspettare in paziente silenzio, nella vastità solitaria di queste montagne, l’apparizione più ambita: Irbis. Il leopardo delle nevi.

Una spolverata di 50 punti, distribuiti omogeneamente su un’area di circa 800 km2 seguendo una griglia di 4 km di lato: questa è la struttura dello sguardo indiretto che Giulia e Francesco dell’Ufficio Ricerca e Collezioni del MUSE, hanno immaginato per poter riuscire a cogliere una presenza altrimenti tanto elusiva da rimanere quasi mitica.

Cinquanta punti dove, nelle prossime settimane altrettante fototrappole andranno posizionate nelle pieghe delle valli, sulle creste e negli anfratti fra le montagne. Punti posizionati su una mappa da remoto, sulla base dell’esperienza che il gruppo di ricerca ha accumulato dal 2015, una sorta di ‘pensiero felino’ che ricercatrici e ricercatori hanno, in questi anni, necessariamente dovuto imparare. «Poi le ‘sue’ rocce impari a riconoscerle», dice Francesco, «blocchi verticali, magari un po’ aggettanti, dove sa che la sua marca potrà rimanere più a lungo. Non è insolito, in prossimità di queste, trovare le grattate fatte con le enormi zampe posteriori, come dimostra lo studio pubblicato di recente. Con il tempo si impara a immaginarne la posizione, è quasi un gioco d’astuzia fra loro e l’animale. Vedremo poi, nelle prossime settimane, chi l’avrà vinta».

Ulaanbataar ci accoglie non nella forma migliore: una tempesta di neve acuisce il senso del triste grigiume del cemento della città e crea un clima confuso che per fortuna maschera la cappa di smog che una giornata di sole avrebbe tradito impietosamente. Fra grattaceli infiniti, un paio di enormi cervi passeggiano lungo il fiume gelato nel centro. «Il picco di freddo è stato in febbraio», ci dice Claudio di Wildlife Initiative, il contatto locale che partecipa al progetto «-46 gradi Celsius, non si era in grado di star fuori per il tempo di attraversare la strada». Non troveremo, negli Altai, lo stesso freddo nei prossimi giorni, ma il clima sarà diverso: quello di un mondo altro, di roccia, di vento, di pecore e ger – le tipiche tende tonde tradizionali – il mondo severo del signore dei monti.

I progetti di ricerca di biodiversità montana locale e internazionale del MUSE sono sostenuti da

Articolo di

Anna Sustersic
Comunicatrice scientifica

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