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Graziano Ricelli

Il dilemma del prigioniero

Pensare la convivenza tra umano e natura rappresentando i due termini come omogenei, mai separati. L’operazione artistica ha l’intento di coinvolgere il fruitore all’interno di una struttura di ferro, la cui forma parte dal cerchio, simbolo del tempo ciclico, in una successiva reinterpretazione , associandola ad una prigione. Una volta entrato all’interno il fruitore si sentirà come rinchiuso in una gabbia, la quale lo metterà nella condizione di riflettere sulla propria esistenza ed il suo rapporto con la natura.
Al centro, l’elemento che permetterà di dialogare con il fruitore sarà una pianta, simbolo della natura che si compenetra con l’umano, fino ad arrivare ad una convivenza.
La prigione al cui interno ci sono due prigionieri: uno sono io, l’altro e la specie vegetale. Mettere in dubbio il fruitore, non sapendo cosa scegliere di fare con l’altro, in una possibile sopravvivenza o salvezza. La scelta migliore consiste nel tenere presente anche la sorte dell’altro prigioniero.
L’essere umano deve imparare a prendersi cura delle altre forme di vita con cui a che fare ogni giorno, fino a stabilire nuove relazioni.
Esso stimola a riflettere sul modo in cui si verificano cambiamenti: l’individuo prende in considerazione anche il suo prossimo, invita al suo prossimo a prendere decisioni che sembrano fare il proprio interesse. In questo senso il dilemma del prigioniero e da un punto di vista formale collettivista.

Bio

Graziano Riccelli, nasce ad Avellino il 4 gennaio del 1998, si è formato presso il Liceo Artistico P.A. De Luca di Avellino , poi laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel dipartimento di Scultura, vive e lavora tra Avellino e Napoli.
La ricerca artistica si basa sullo studio della natura, il suo spazio e la sua connessione con l’essere umano. Nei lavori emerge l’uso di materiali naturali ed utilizzo di piante che si relazionano con un nuovo ambiente.