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Volume I - Giardini postnaturali e ecologie minerali

Il volume Giardini postnaturali e ecologie minerali raccoglie i risultati di due progetti realizzati da Alice Labor nel 2024 nel MUSE. Intrecciando le sensibilità artistiche e la lettura che privilegia gli sguardi attenti al mondo non umano, l’Antropocene che emerge dalle opere e dalle performance promuove la disconnessione con l’usuale, ci smuove nel farci cogliere di luce inaspettata il nostro abituale rapporto con giardini e rocce, ci immerge nei valori e disvalori culturali e storici che lo guidano.

Il volume, curato da Alice Labor, è suddiviso in due sezioni. La prima è dedicata al progetto dal titolo Postnatural Gardening. Pratiche ecologiche per una cura interspecie e intreccia le classificazioni botaniche con i molteplici sensi che si attivano, facendone specchio e significato delle relazioni fra umani e fra specie umane e vegetali. Il progetto così invitava e invita a riscoprire quei significati anche scomodi e a recuperare la continuità che legava comunità umane e vegetali in tempi e culture più lente e vicine alla terra.

Nella seconda sezione il volume ripercorre il progetto Ecologie minerali che ha posto l’urgenza di riconsiderare il mondo delle rocce come strettamente intrecciato con le comunità umane. Colto non come serbatoio di risorse da estrarre, ma come archivio delle origini della vita e del tempo umano, il progetto invita a leggervi tracce concrete del trascorrere delle comunità e degli altri esseri non umani. Sono tracce che si depositano silenziose in uno spazio all’apparenza immoto, storie stratificate e sigillate, o usi contemporanei che deturpano. Ovunque a saperle guardare, riemergono le impronte di un legame plurisecolare ben noto fuori dall’Occidente, ma che l’urgenza dell’Antropocene svela e che il volume ripropone attraverso immagini e racconti che invitano e danzano, producono nuovi significati, suggeriscono un rapporto biunivoco e aperto ad una insolita significazione.

Si ripercorre così nel volume il tema della post-natura, carico di intrecci pluridisciplinari, mossi un apparente paradosso che fa dell’Antropocene un vettore di affondo nel passato, ma spinto avanti proprio dall’urgenza con cui incalzano la crisi climatica, le trasformazioni ambientali, la fragilità degli equilibri ecologici e la responsabilità dei modelli occidentali che li ha generali.

Per il MUSE il volume è un’occasione di rileggere progetti come questi, che sfidano il proprio modello di scienza e lo rafforzano nel compito di navigare un Antropocene in cui rifondare la natura e del nostro rapporto con essa.

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