Ci sono piante che quasi nessuno osserva. Ci sono collezioni che il pubblico raramente può vedere. E ci sono segni così delicati da sfuggire allo sguardo. Da questa riflessione nasce HERBARIUM inVISIBILE, la nuova mostra del Giardino Botanico Alpino Viote dedicata agli erbari del MUSE, dove fotografia, ricerca scientifica e patrimonio storico si incontrano per raccontare ciò che normalmente rimane nascosto.
Il percorso, nato da un’idea di Claudia Avventi, inizia dalle suggestive fotografie di Giulio Malfer, che trasformano le impronte lasciate dalle piante sui fogli d’erbario in immagini di grande forza evocativa. Pigmenti, venature e tracce quasi impercettibili diventano metafora della memoria della natura e del delicato equilibrio tra conservazione e perdita. Le immagini sono sospese all’interno di una nuova struttura a cupola nel Giardino Botanico, pensata per avvolgere in un’esperienza immersiva. Il percorso invita a rallentare lo sguardo, dove dettagli normalmente invisibili si fanno spazio, creando un’atmosfera sospesa in cui arte, botanica e memoria si intrecciano. L’installazione accompagna il pubblico a entrare nel cuore della mostra, predisponendolo a osservare gli erbari con occhi nuovi.
La mostra prosegue con uno sguardo scientifico all’interno della sala delle erbe con un approfondimento sull’erbario del MUSE, l’Herbarium Tridentinum, che conserva un patrimonio di oltre 150.000 campioni raccolti dal XIX secolo a oggi. Attraverso pannelli, fotografie, reperti originali e oggetti provenienti dalle collezioni del MUSE, il pubblico scoprirà come un erbario sia molto più di una raccolta di piante essiccate: è uno strumento fondamentale per classificare la biodiversità, ricostruire la flora del passato, studiare i cambiamenti climatici e sviluppare nuove ricerche grazie alle più moderne tecniche d’indagine.
Il percorso mette in luce le storie dei botanici che hanno costruito queste collezioni, il valore culturale e scientifico dei loro viaggi e il lavoro quotidiano di chi ancora oggi conserva, studia e rende accessibile con la digitalizzazione questo straordinario patrimonio, anche attraverso il progetto FloraDiva.