Cervetti, cosa rende la Colnago Y1Rs una bici unica?
«È una bici che segna una rottura col passato. Colnago l’ha lanciata nel dicembre 2024 ed è rivoluzionaria soprattutto per le forme. Tutta la struttura riprende il motivo della Y, da cui il nome Y1Rs. Lo si vede chiaramente nel nodo sella, nel manubrio sdoppiato che si apre verso l’alto e nella forcella “baionetta”, che permette una sezione frontale molto più stretta. Tradotto: migliore aerodinamica.»
Come siete riusciti a raggiungere questo livello di aerodinamicità?
«Negli ultimi anni Colnago ha investito moltissimo in ricerca e sviluppo, anche grazie alla collaborazione con il Politecnico di Milano. Abbiamo realizzato un telaio in stampa 3D, identico nelle dimensioni a quello reale e lo abbiamo ricoperto di 50 buchi, delle prese di pressione. La distribuzione di questi 50 buchi su tutta la superficie esterna del telaio ci permetteva di avere una mappatura reale della velocità del vento in ogni singolo punto e di confrontare i risultati sperimentali in galleria del vento con quelli della simulazione al computer, capendo così quanto fosse precisa.»
Come mai è presente uno sticker di Hulk sul manubrio?
«È una delle fisse di Tadej. Vuole sempre Hulk. Solo Hulk. Il suo meccanico ha una valigetta piena di adesivi: Hulk classico, Hulk rosa, Hulk con i pantaloni iridati in occasione del Mondiale. Sono dei veri “easter egg”. È quasi un rituale: ogni volta che monta una bici nuova, l’adesivo va messo.»
Pogačar ha altre “manie”?
«Sì. Alcuni componenti della bicicletta sono personalizzazioni che non si possono nemmeno fotografare prima della gara per questioni di sponsor: viti in titanio al posto di quelle in acciaio, pastiglie freno speciali custodite solo dal suo meccanico personale. Sono tutte attenzioni che gli hanno permesso di diventare il migliore al mondo.»
Questa bici rappresenta il futuro del ciclismo?
«Sarà utilizzata dal Team UAE Emirates anche nei prossimi anni ed è già diventata un punto di riferimento, non solo per i professionisti ma anche per il ciclismo amatoriale. Basta pensare che Pogačar l’ha usata praticamente per tutto il Tour de France 2025, riuscendo a tenere anche i 30 km/h in salita: per lui l’aerodinamica è fondamentale in ogni contesto, soprattutto quando fa quelle fughe in solitaria a cui ci ha abituati. Non a caso il Team UAE ha fatto la storia nel 2025 vincendo 97 corse.»
Le ruote colpiscono subito: sono più larghe del solito, giusto?
«Esatto. Hanno un canale molto largo e montano coperture da 30 mm. Può sembrare controintuitivo: più larghe, più pesanti, teoricamente meno aerodinamiche. E invece si è capito che ridurre le vibrazioni è fondamentale. Per un atleta, anche se perdi 1–2 watt, dopo 200 o 250 chilometri arrivi più fresco, con muscoli più reattivi. E nelle gare che contano, quando devi sprintare per vincere, fa la differenza.»
Colnago, in generale, quali altre innovazioni ha portato al ciclismo?
«Siamo stati il primo marchio al mondo a portare i freni a disco su una bici da strada, nel 2011. Oggi sono montati sul 99% delle biciclette. All’inizio sembravano meno aerodinamici, ma alla fine portano un miglioramento netto delle prestazioni: spazi di frenata più brevi, maggiore sicurezza e soprattutto meno sforzo mentale e fisico per il corridore. Con il freno a disco riesci a frenare anche con un dito e questo fa la differenza.»
Questa bici ha anche un “documento d’identità”?
«Esatto. Sul tubo è presente un’antenna passiva. Scaricando l’app Colnago ci si può registrare come proprietarie/i, scrivere la storia della bicicletta e soprattutto riconoscerne legalmente la proprietà. È assimilabile a un’automobile o a una moto: in caso di smarrimento, furto o vendita, la proprietà può essere denunciata o trasferita.»