Gli uccelli di montagna sono unici:
un nuovo studio evidenzia le caratteristiche dell’avifauna montana e la sua vulnerabilità climatica
Pubblicato sulla rivista scientifica Ecology lo studio internazionale su oltre 800 specie di uccelli d’altaquota:
https://esajournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ecy.70345
Vivono al di sopra del limite del bosco, spesso isolati e in condizioni ambientali estreme e hanno sviluppato adattamenti molto specifici che si traducono in un’elevata unicità funzionale. Proprio questa specializzazione, però, espone gli uccelli di montagna a un rischio crescente: il cambiamento climatico sta riducendo e trasformando i loro habitat, minacciando la loro sopravvivenza e la stabilità degli ecosistemi di cui fanno parte. Una ricerca pubblicata su Ecology, condotta da MUSE – Museo delle Scienze di Trento, IMIB – Instituto Mixto de Investigación en Biodiversidad, le Università di Jaen e di Malaga (Spagna), di Trieste, la Statale di Milano e Mount Allison University (Canada), mette in luce la vulnerabilità dell’avifauna montana dell’Oloartico, la vasta regione che comprende Europa, Nord America e gran parte dell’Asia settentrionale.
Molte specie delle alte quote – tra cui quelle più simboliche come il gipeto, la pernice bianca o il fringuello alpino per le Alpi, il lofoforo himalayano e il tetraogallo dell’Himalaya per l’omonima catena asiatica, o il fagiano di monte caucasico per il Caucaso, svolgono spesso funzioni ecologiche fondamentali: dalla dispersione dei semi al controllo degli insetti e dei piccoli vertebrati, dai processi di impollinazione al riciclo e alla degradazione dei nutrienti, che non possono essere facilmente sostituite. Molte di queste specie, oltre a essere importanti per la funzione che svolgono, sono anche caratterizzate dall’avere areali di distribuzione ristretti, e pertanto possono essere considerate rare.
Negli ultimi tre decenni il riscaldamento globale ha portato a un aumento delle temperature superiore a 1,5 °C nel 27% delle aree che ospitano specie rare di uccelli montani, e molte di queste stanno già risentendo degli effetti del cambiamento climatico, con spostamenti di areali e variazioni nella fenologia, cioè nel loro ciclo biologico. Ad esempio, la riduzione delle praterie alpine per l’avanzata degli arbusti favoriti dall’aumento delle temperature sta minacciando le specie legate a questi ambienti, come il gipeto, il fringuello alpino e il sordone. Inoltre, l’aumento degli eventi estremi e della variabilità climatica durante la stagione riproduttiva sta incidendo negativamente sul successo riproduttivo, perché gli uccelli si trovano sempre più spesso a dover nutrire i piccoli quando il picco di risorse (insetti o semi) è già passato, o deve ancora arrivare.