Quando la natura diventa cattedra
Il reportage della Summer school sul Monte Bondone
Il reportage della Summer school sul Monte Bondone
Mercoledì 7 ottobre 2026
Cosa succede se alunne e alunni perdono del tutto il contatto con la natura? Non strofineranno più la salvia per annusarne il profumo? Pazienza, si potrebbe pensare. Non sapranno più orientarsi guardando il Sole? Nessun problema, ormai ci sono i cellulari per quello. Ma cosa accade quando l’occhio umano vede solo edifici e cemento? Sale il cortisolo, aumenta lo stress. Ed è qui che cambia tutto. Perché la natura – con le sue geometrie, con i frattali creati da alberi e foglie – produce un effetto benefico per il corpo, esattamente opposto rispetto a un contesto antropizzato. Per approfondire questi temi, trentasei insegnanti quest’estate hanno partecipato a un corso docenti diverso dal solito: la Summer School al Giardino Botanico Alpino Viote, sul Monte Bondone. Due intere giornate avvolti dalla conca montana e una notte trascorsa in tenda, provando sulla propria pelle strumenti, attività ed emozioni da riportare poi nelle rispettive classi.
Continua…
«Vedete il muschio su questo tronco?», domanda Franco Michieli, geografo ed esploratore ospite della Summer School, poco dopo l’inizio della camminata mattutina. «Cresce solo a nord. Vi potreste orientare anche al buio semplicemente guardandolo».
Le insegnanti e gli insegnanti ascoltano: qualcuno sgrana gli occhi sorpreso, qualcun altro prende appunti. Tra loro c’è Alessandra, docente di scienze e matematica all’Istituto Trento 4: «Ormai i miei alunni hanno perso il contatto con la natura– racconta –. Il weekend spesso lo passano chiusi in casa. Mi piacerebbe così tanto portare più esperienze come questa in classe. Non è facile, ma l’intenzione c’è».
La salita prosegue e la conca delle Viote si spalanca davanti agli occhi dell’intero gruppo, tra il rosso fuoco della torbiera di fine estate e la sagoma del «Palon», il ripetitore che stride con la morbidezza del verde circostante. Qualcuno allunga lo sguardo verso le catene montuose più lontane, notando come la vegetazione, sulla linea dell’orizzonte, sfumi in una tonalità quasi azzurrina: «Sembrano quei monti azzurri raccontati da Leopardi nelle Ricordanze», esclama un docente.
A ogni passo, gli spunti didattici si moltiplicano in modo naturale. La matematica, per esempio, smette di essere una materia astratta racchiusa tra le pagine di un libro e prende forma viva nel paesaggio. «Misurare ciò che ci circonda rimane al centro della disciplina – spiega Andrea, docente di matematica all’Istituto Trento 5 –. Possiamo disegnare gli alberi attraverso le formule. Più che alla pura comprensione mnemonica, in questo modo la classe associa quello che impara all’esperienza concreta vissuta all’esterno».
Poco dopo ci si ferma. Seduti sull’erba fresca, al calore del sole di montagna, le insegnanti e gli insegnanti sperimentano quasi senza accorgersene il valore profondo del fermarsi. La natura diventa uno spazio aperto di confronto dove due istituti, Trento 4 e Trento 5, si scambiano idee, metodi e consigli.
«Bisogna investire in percorsi che permettano a ragazze e ragazzi di conoscere la ricchezza dell’ambiente e imparare tutto quello che può offrire – interviene Paola, dirigente di Trento 5 –. È già il secondo anno che partecipiamo a questa Summer School ed è un’opportunità fantastica anche per fare gruppo tra noi docenti. Incontriamo spesso alunne e alunni che conoscono poco il territorio in cui vivono e ancora meno lo frequentano. Realtà come il MUSE e i musei del territorio possono diventare una vera e propria estensione della lezione».
Negli ultimi anni la collaborazione tra MUSE – Museo delle Scienze di Trento e Istituti scolastici ha visto un aumento della partecipazione delle/dei docenti del 73% negli ultimi 4 anni con 1700 presenze nel 2026. Una crescita che ha riguardato anche le attività outdoor, salite dalle 310 del biennio 2022/23 alle 973 dell’ultimo anno.
A Trento 5, del resto, le idee hanno già iniziato a trasformarsi in realtà: quattro classi terze saliranno presto proprio al Giardino Botanico Alpino Viote, per vivere in prima persona l’esperienza di una notte in tenda sotto le stelle del Bondone e tornare, magari, a strofinare la salvia.
Jacopo MustaffiUfficio Stampa MUSE |
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