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Nelle trincee per una notte

Il reportage della rievocazione storica in val di Ledro

Fermi in trincea

Sabato 25 e domenica 26 luglio 2026

Il sole è tramontato da poco in val di Ledro e a Bezzecca la serata non è come le altre. Centocinquanta piccole luci blu riempiono la strada. Le macchine rallentano e si fermano a guardare. Dalle finestre delle case qualcuno interrompe la cena e si affaccia, incuriosito, per osservare quello strano “sciame” di persone con delle cuffie sulle orecchie. Davanti al corteo c’è una band: i Miscele d’Aria. Nelle cuffie risuona “C’era un ragazzo che come me” di Gianni Morandi e poi “Generale” di Francesco De Gregori. Un itinerario musicale che attraversa la storia d’Italia a ogni passo e che, poco alla volta, porta il folto gruppo di persone verso il Colle di Santo Stefano, sopra Bezzecca dove, vicino ai tre chilometri di trincee, risiedono alcune strane figure illuminate dalla fioca luce delle candele.

Continua…

Sono decine le rievocatrici e i rievocatori che, con casacche, armi e oggetti unici, riportano indietro lo scenario di un secolo. Ma perché farlo? Perché riportare alla luce scenari e vittime di stragi come quelli della Prima guerra mondiale?

Alla prima curva, sulla sinistra, c’è un ospedale da campo. Centinaia di cimeli sono esposti uno accanto all’altro, come la maschera antigas, con una scritta che non lascia spazio a interpretazioni: «Chi leva la maschera MUORE, tenetela sempre con voi».

Fermi in trincea

Dietro ci sono quattro ragazzi, seduti all’ingresso della prima trincea. Enrico, Tommaso, Mattia e Lorenzo indossano divise fedeli a quelle della Brigata Roma, proprio quel reggimento che dalla zona del Monte Pasubio aveva reclutato centinaia di giovani, proprio come loro.

«Nel 1916 c’è stato l’inverno più freddo del secolo e pensare che i soldati indossassero queste divise è assurdo racconta Tommaso. Queste divise non tengono nessuna temperatura. D’estate hai caldo e d’inverno hai freddo. Poi, se piove, si impregnano d’acqua aumentando il disagio».

I ragazzi fanno parte del Gruppo Rievocatori “Monte Pasubio”, che conta centinaia di iscritti, tra cui almeno 50 giovani sotto i 18 anni.

Fermi in trincea

«Siamo tutti appassionati – racconta con enfasi Lorenzo. Queste divise le ha fatte un sarto della nostra associazione, metalmeccanico di professione ma sarto per passione, e noi tutti siamo volontari».

Ma la passione non significa venerazione.

«Per noi le rievocazioni sono uno strumento per immedesimarsi nei soldati – riporta con voce ferma Mattia nel tempo che ha dato vita alle stragi della Grande guerra».

Nella Prima guerra mondiale, in Trentino, le vittime furono circa 12 mila. Una strage aiutata dalla tecnologia, visto che l’armamento bellico si era aggiornato con quella che sarebbe stata definita come la falciatrice di uomini: la mitragliatrice.

Salutati i quattro ragazzi, la strada porta verso una collina. La vista sulla valle si allarga e arriva fino al lago di Ledro. In cima è piazzata proprio una mitragliatrice: una Colt.

Accanto c’è Thomas, dell’Associazione Le Sentinelle del Lagazuoi a Conegliano. Sul berretto militare porta un numero: «111».

Fermi in trincea

«Indossare gli abiti storici è un mezzo per coinvolgere il pubblico e parlare di storia – racconta Thomas. Tramandare è il piacere di ricordare il passato, sperando che questo porti a un futuro migliore. Al momento, con le situazioni internazionali, non ci stiamo riuscendo bene. Ma la speranza è l’ultima a morire».

Un gioco di parole macabro, ma altrettanto realistico. Anche perché in una guerra non muoiono solo i propri soldati, ma anche le persone definite nemiche. A ricordarlo è Marco, che indossa la casacca austro-ungarica, lo stesso modello che aveva indossato suo nonno.

«Nonno è arrivato sul Piave ed è stato preso per fame – racconta con emozione Marco -. È morto dicendo “Viva l’Austria”».

Marco viene da Poggio Terza Armata, frazione di Sagrado, in provincia di Gorizia, una terra del fronte orientale dove la guerra vive ancora nei racconti dei nonni.

Davanti a lui c’è un tavolo pieno di reperti: maschere antigas, coltelli, granate. Oggetti trovati negli anni Settanta durante ricerche nelle cantine e nei fienili.

«Ho iniziato nel 1995 con le rievocazioni dopo aver sentito le storie di mio nonno raccontate da mia mamma – ricorda Marco con la voce carica di ricordi –. Racconti che a scuola non avevo mai sentito. Da lì ho iniziato anch’io ad andare a portare queste testimonianze nelle scuole. Perché nessuno deve dimenticare».

E nessuno deve dimenticare nemmeno il contesto sociale di quegli anni. Un mondo in cui anche le donne hanno avuto un ruolo e non possono essere lasciate fuori dalla memoria della guerra.

Ci sono Grace ed Elena, vestite con corsetti e cappelli larghi da estate. Fanno parte dell’Associazione 4 Novembre di Schio e raccontano la storia delle «signorine dell’assistenza»: donne impegnate a scrivere lettere per i soldati e ad aiutare anche quelli analfabeti, una condizione allora tutt’altro che rara

Fermi in trincea

Poi, lentamente, la rievocazione si avvia verso la fine. Il suono di una fisarmonica accompagna l’Inno degli Alpini. Nell’aria si mescola il profumo della polenta che cuoce sul paiolo.

Così si chiude la bella giornata di luglio. Una giornata che, tra il 1915 e il 1918, non sarebbe mai potuta accadere.

Ogni anno, a Bezzecca, prende vita l’iniziativa “Fermi in trincea”, dove ha sede il Museo Garibaldino e della Grande Guerra, appartenente alla ReLED, la rete territoriale della Valle di Ledro coordinata dal Museo delle Palafitte del Lago di Ledro che, insieme all’Associazione Rievocatori Storici della Valle di Ledro, organizza la rievocazione storica. L’evento rientra in Palafittando, il programma estivo del Museo delle Palafitte, a sua volta sede territoriale del MUSE – Museo delle Scienze di Trento. Un legame che racconta il ruolo del MUSE non solo nel capoluogo trentino, ma anche nella valorizzazione del territorio, portando cultura, storia e divulgazione scientifica anche al di fuori di Trento.

Articolo di

Jacopo Mustaffi
Relazioni istituzionali e ufficio stampa
Ufficio stampa

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