Giovedì 14 maggio 2026
Si può comprendere la geometria senza usare gli occhi? Al MUSE di Trento nasce un gioco innovativo che trasforma la matematica delle simmetrie in un’esperienza tattile, abbattendo le barriere della indispensabilità della percezione visiva per un apprendimento realmente inclusivo.
Immaginate di dover guidare una foglia verso il suo frutto attraversando un labirinto di tessere magnetiche fabbricate con la stampante 3D. Fin qui, sembrerebbe un classico rompicapo spaziale. Ma c’è un dettaglio fondamentale: dovete farlo a occhi chiusi.
Si chiama SymSeed ed è il primo frutto dell’Atelier Matematico, il nuovo laboratorio partecipativo del Museo delle Scienze di Trento. L’obiettivo è ambizioso: scardinare il dogma secondo cui la matematica, e in particolare la geometria, debba essere veicolata quasi esclusivamente attraverso stimoli visivi.
La geometria dell’equilibrio
Il cuore del gioco sono tessere magnetiche realizzate con stampa 3D, caratterizzate da rilievi geometrici netti. La regola d’oro? Per avanzare nel percorso, ogni tessera deve essere accostata alla successiva in modo da creare una simmetria bilaterale.
Questo gioco interdisciplinare non necessita del senso della vista sul quale si basa in particolare la percezione matematica dello spazio. Qui, la comprensione delle relazioni tra gli oggetti e delle loro proprietà geometriche sono veicolate quasi esclusivamente basandosi su stimoli visivi. Toccando i rilievi, infatti, il giocatore non “vede” solo la forma, ma ne percepisce l’equilibrio e la struttura, trasformando un concetto astratto in una sensazione fisica immediata.
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Un laboratorio di inclusione
SymSeed è il risultato di una rete virtuosa che unisce istituzioni, scuole e ricerca e in particolare é frutto della collaborazione con Dopolavoro Matematico di Trento e Abilnova che ha fornito le competenze necessarie sulla disabilità sensoriale, garantendo che il gioco non fosse solo “bello da toccare”, ma realmente efficace per chi ha una disabilità visiva.
Il percorso è iniziato all’interno del gruppo di lavoro del MUSE dedicato all’inclusività, trovando poi linfa vitale nell’incontro con il MUSNA (Museo di Scienze Naturali di Rosignano Marittimo), che da anni sviluppa strumenti tattili per la matematica.
La scintilla definitiva è scoccata alla Maker Faire Rome 2025, grazie al lavoro di studentesse e studenti dell’Istituto Superiore via Roma 298 di Guidonia. Sotto la guida del professor Roberto Ianigro, queste/i giovani “maker” hanno dimostrato come la tecnologia digitale (come la stampa 3D) possa essere messa al servizio dell’accessibilità.
Oltre la vista: una rete per le STEAM
L’Atelier matematico ha preso avvio con un incontro di kick-off. Insieme a MUSNA, Dopolavoro Matematico e Roberto Ianigro, l’esercizio di co-progettazione ha coinvolto anche il prof Claudio Fontanari dell’Università di Trento e AbilNova.
“Crediamo – scrive Irene Matassoni di AbilNova – che questo approccio multisensoriale alle discipline scientifiche sia fondamentale per considerare i diversi stili di apprendimento dei e delle giovani, indipendentemente dalla presenza o meno di una disabilità, per fornire loro un ventaglio molto più ampio di comprensione dei contenuti, interazione con la materia e appropriazione dei temi e – per quel che riguarda AbilNova – per creare strumenti alternativi e accessibili a contenuti spesso troppo astratti, molto visivi e non immediati per chi ha una disabilità visiva.”
L’Atelier Matematico del MUSE si propone quindi come un ponte tra il mondo accademico, le scuole e la cittadinanza. L’obiettivo finale? Rendere le STEAM (Science, Technology, Engineering, Arts, Mathematics) un territorio aperto a tutte le persone, dove la comprensione della realtà non passa solo attraverso lo sguardo, ma attraverso l’interazione profonda e multisensoriale con la materia.
Perché la matematica, in fondo, non è fatta di immagini, ma di relazioni. E le relazioni si possono anche creare anche “con le dita”.
