27 agosto 2026
I ragni sono tra gli artropodi che suscitano più timori e fobie. Spesso la nostra educazione ci insegna che “tutti i ragni sono pericolosi”, alimentando un senso di allontanamento e paura che, nei casi più acuti, sfocia nell’aracnofobia. Eppure, questi animali convivono quotidianamente con noi nei centri abitati, nei giardini e persino dentro casa. Imparare a conoscerli è il primo passo per ridimensionare i nostri timori e ritrovare un equilibrio con la biodiversità che ci circonda.
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I ragni italiani
L’Italia è uno dei Paesi europei con la maggiore biodiversità di aracnidi, grazie all’altissima varietà di ambienti presente sul territorio: dalle coste mediterranee ai ghiacciai alpini. Attualmente in Italia si contano 1739 (araneae.it) specie di ragni appartenenti a 57 famiglie. Di queste, 841 sono segnalate in Trentino-Alto Adige (con 500 specie presenti nella Provincia Autonoma di Trento).
La quasi totalità delle famiglie possiede ghiandole velenifere, usate per paralizzare e digerire le prede. L’unica eccezione nel panorama italiano è rappresentata dalla famiglia degli Uloboridae: questi ragni sono del tutto privi di veleno e si nutrono tramite digestione extraintestinale, rigurgitando direttamente nella preda gli enzimi digestivi prodotti nel proprio intestino.
Come si nutrono i ragni
I ragni non hanno un apparato masticatore che consenta loro di tritare e ingoiare il cibo. Per nutrirsi devono quindi ricorrere a una strategia raffinata:
1. Immobilizzazione: catturano la preda tramite la ragnatela o sferrando un agguato.
2. Iniezione: utilizzando i due denti posti all’estremità dei cheliceri, mordono la preda e iniettano il veleno.
3. Digestione esterna: le tossine e gli enzimi iniettati non servono solo a paralizzare la vittima, ma ne liquefanno i tessuti interni e, in alcuni casi, ne rallentano la decomposizione.
4. Aspirazione: una volta digeriti i tessuti, il ragno aspira il liquido attraverso la faringe.
Molte specie, inoltre, avvolgono la preda catturata nella seta, conservandola come scorta alimentare per diverse settimane.
La funzione del veleno
Se il veleno è la causa principale della nostra paura, da un punto di vista evolutivo rappresenta una risorsa fondamentale. Le sue funzioni primarie sono alimentari e conservative (paralizzare, digerire e conservare la preda), mentre viene usato solo raramente come arma di difesa.
Di fronte a una minaccia, la prima opzione di un ragno è sempre la fuga. Se non può fuggire, può assumere una postura di avvertimento: si inarca, solleva le zampe anteriori e mostra i cheliceri. Solo se questo avvertimento fallisce, il ragno può ricorrere al morso per guadagnare il tempo necessario a scappare.
Analizzando il loro comportamento predatorio, possiamo vedere come i ragni siano animali estremamente cauti e dal metabolismo lento. Sono fragili: se una preda è troppo grande o agitata, evitano di morderla per non ferirsi, preferendo attendere che la seta la immobilizzi completamente. Tollerano il digiuno: cacciare con le ragnatele non garantisce un successo quotidiano. Può capitare che trascorrano giorni o settimane senza catturare nulla. Poter “conservare” la preda grazie alle proprietà del veleno permette loro di superare i periodi di scarsità di cibo.
I ragni italiani di rilevanza medica
Tra le specie presenti in Italia, due sono considerate di particolare rilevanza medica per l’uomo: possiedono un veleno in grado di creare problemi di salute all’essere umano.
1. La Malmignatta o Vedova nera mediterranea
Possiede un veleno neurotossico che agisce sul sistema nervoso centrale, potendo causare dolori localizzati o diffusi, crampi muscolari, nausea e cefalea. È una specie elusiva tipica degli ambienti mediterranei, dove vive nascosta sotto grandi pietre o tronchi. È facilmente riconoscibile per il corpo e le zampe di colore nero lucido, contrastati da 13 caratteristiche macchie rosse sull’addome.
2. Il Ragno violino
Ha un veleno citotossico che può provocare lesioni e necrosi nei tessuti colpiti. Tipico dell’area mediterranea, si trova spesso anche all’interno delle abitazioni (compreso il Nord Italia), dove viene involontariamente trasportato dall’uomo.
Identificare con certezza un ragno violino richiede un’osservazione attenta di due dettagli simultanei:
- La disposizione degli occhi: possiede 6 occhi distribuiti in 3 gruppi da 2 (a differenza della maggior parte dei ragni che ne ha 8).
- La macchia sul cefalotorace: presenta una sfumatura scura a forma di violino con il “manico” rivolto verso l’addome.
Questi due caratteri vanno sempre valutati insieme. In Italia esistono diverse altre famiglie di ragni innocui con 6 occhi, come Dysderidae o Pholcidae o con macchie triangolari sul dorso che ricordano un violino (come Filistata insidiatrix, Fig. 8). Solo la presenza contemporanea della specifica disposizione oculare e della macchia a violino conferma l’identità della specie.
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È opportuno precisare che nel territorio del Trentino-Alto Adige non è attestata la presenza di alcuna delle due specie di rilevanza medica. Qualora vi siano dubbi su un presunto avvistamento, si invita a documentare l’esemplare con una fotografia e a inoltrare la segnalazione al gruppo di Citizen Science MUSE su Facebook, dove potremmo identificare l’esemplare fotografato.
Articolo di
Ivan PetriNaturalista Aracnologo |
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