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Il MUSE in versione LEGO

Oltre 30.000 mattoncini per replicare l’architettura del museo

L’intervista a Paolo di Pietro di Dolomites Bricks

Il MUSE in versione LEGO

Mercoledì 24 giugno 2026

Un modello che colpisce per dimensioni e livello di dettaglio: oltre 30.000 pezzi assemblati in più di 200 ore di lavoro per ricreare in scala uno degli edifici più riconoscibili del Trentino. Fino a ottobre, all’ingresso del MUSE, sarà possibile ammirare una riproduzione in LEGO dell’edificio progettato da Renzo Piano.

L’opera, inaugurata a inizio giugno in occasione di Play MUSE, è stata realizzata da Dolomites Bricks, associazione riconosciuta ufficialmente come LEGO User Group (LUG) che riunisce appassionate e appassionati dei celebri mattoncini danesi.

Abbiamo intervistato Paolo Di Pietro, tra gli autori del modellino.

Com’è nata l’idea di realizzare il MUSE in versione LEGO?

Da tempo avevamo il desiderio di cimentarci con un edificio contemporaneo rappresentativo del territorio trentino e il MUSE è stato subito tra i candidati ideali. È una struttura molto riconoscibile, con una forte identità architettonica e delle forme che rappresentano una sfida interessante per chi costruisce con i LEGO.

Da dove si parte per trasformare un edificio reale in un modello di mattoncini?

La prima fase è sempre quella dello studio. Prima ancora di posare un singolo pezzo bisogna capire l’edificio, osservarlo e scomporlo mentalmente nelle sue forme essenziali. Per il MUSE ci siamo basati soprattutto su fotografie e rilievi ricavati da immagini satellitari e da Google Maps. Successivamente abbiamo realizzato un modello digitale al computer, che ci ha permesso di verificare proporzioni, volumi e soluzioni costruttive.

Solo una volta conclusa questa fase siamo passati all’assemblaggio vero e proprio.

Quanto tempo è stato necessario per completare il lavoro?

Tra progettazione, sviluppo e costruzione abbiamo superato le 200 ore di lavoro. Può sembrare tanto, ma ogni dettaglio richiede prove, verifiche e talvolta anche diverse soluzioni prima di trovare quella definitiva. Il modello, lungo 1,5 metri e largo 90 centimetri, è stato realizzato in scala 1:100 e pesa circa 30 kg.

Qual è stata la sfida più difficile?

Sicuramente realizzare la serra e la sua copertura. Tradurre queste geometrie in LEGO non è stato semplice, perché bisogna sempre fare i conti con i limiti e le possibilità offerte dai pezzi esistenti. La difficoltà non consiste solo nell’ottenere l’effetto estetico desiderato, ma anche nel garantire la stabilità della struttura. Nel mondo LEGO non si usa la colla: ogni elemento deve sostenersi esclusivamente grazie agli incastri.

Chi ha lavorato al progetto?

È stato un vero lavoro di squadra. Maurilio Gnutti ha sviluppato l’idea iniziale. Federico Ioriatti ha poi perfezionato il modello digitale e curato molti aspetti tecnici. La costruzione materiale è stata poi portata avanti anche da me, Gabriele Bort e altri membri dell’associazione.

Uno degli aspetti più belli di Dolomites Bricks è proprio questo: mettere insieme competenze diverse e lavorare come un gruppo affiatato di amici. Siamo 33 soci, provenienti da tutto il Trentino e non solo.

Come ha reagito il pubblico?

La risposta è stata estremamente positiva. Fin dai primi giorni di esposizione abbiamo visto persone fermarsi a lungo davanti al modello per osservarne i dettagli. Una delle cose che ci ha colpito di più è il numero di fotografie scattate da visitatrici e visitatori: è un segnale che il modello riesce a incuriosire e a coinvolgere pubblici molto diversi, di tutte le età.

Altri monumenti con cui vi siete cimentati?

Negli anni abbiamo realizzato progetti molto diversi tra loro: dal Castello del Buonconsiglio alla cattedrale di Notre-Dame e l’Arco di Trionfo a Parigi, fino a luoghi immaginari come Minas Tirith, città fortificata del Signore degli Anelli.

Costruire con i LEGO può essere anche un modo per avvicinare le nuove generazioni alla scienza?

Crediamo di sì. Dietro ogni modello c’è progettazione, matematica, geometria, osservazione e problem solving. Costruire significa immaginare una soluzione, verificarla e spesso correggerla: è un processo molto vicino a quello che avviene in ambito scientifico e ingegneristico. Nel caso del MUSE il collegamento è ancora più evidente: un edificio nato per raccontare la scienza viene reinterpretato attraverso uno strumento che stimola creatività e ragionamento. Per questo siamo convinti che i mattoncini possano diventare un ponte tra gioco, apprendimento e cultura.

Le prossime tappe?

Il MUSE entrerà a far parte delle nostre esposizioni itineranti e sarà presentato in occasione di fiere ed eventi dedicati al mondo LEGO. Il viaggio del MUSE in mattoncini è appena cominciato.

Articolo di

Tommaso Gasperotti
Relazioni istituzionali e ufficio stampa
Ufficio stampa

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