Dott. Faccini, siamo di fronte a un globo del Cinquecento molto dettagliato, con le prime coste dell’America e persino le stelle. Però sembra che manchi ancora qualcosa…
«Esatto. Questo globo riporta la prima rappresentazione del mondo realizzata da Mercatore nel XVI secolo. Proprio per questo molte terre non sono ancora presenti e alcune sono semplicemente ipotizzate».
Cosa intende per “terre ipotizzate”?
«Al Polo Sud compare un cartiglio intitolato “QVINTA”, che riporta l’ipotesi della presenza di un enorme territorio sconosciuto, definito come un possibile “quinto continente”. Mercatore osserva le correnti marine e raccoglie i racconti dei marinai che utilizzavano le carte nautiche. Ragionando su questi elementi – il tipo di correnti, il tipo di mare – deduce che da qualche parte dovesse esserci della terra. Per questo immagina un unico grande continente che unisce l’Australia e il Polo Sud».
Possiamo quasi definire Mercatore un “visionario” dell’epoca?
«In realtà dietro c’è un mondo intero. Oggi parleremmo di una comunità scientifica, ma anche all’epoca esisteva una rete di studiosi che collaboravano tra loro. Si scambiavano lettere, contatti, informazioni. Una lettera inviata da Roma poteva arrivare a Parigi nel giro di due giorni. L’invenzione è quindi sempre difficile da attribuire a una sola persona. Molte idee esistevano già: i paralleli e i meridiani, ad esempio, derivano dagli studi dell’antica Grecia e di Eratostene. Mercatore studia tutto ciò che è stato fatto prima di lui e riesce a organizzarlo in un sistema basato sulle proiezioni terrestri estremamente efficace».
Come funzionano le proiezioni terrestri di Mercatore?
«La Terra è una sfera. Se proviamo a “tagliarla” in strisce per appiattirla su un foglio, queste non diventeranno mai perfettamente piane: resteranno sempre un po’ curve. L’unico modo per rappresentare la superficie terrestre su una carta è quindi utilizzare una proiezione. Nel caso di Mercatore, la proiezione avviene su un cilindro: immaginiamo il globo terrestre inscritto in un cilindro, su cui vengono proiettati i punti della superficie. Il cilindro viene poi “aperto” e trasformato in una carta. Questo metodo è particolarmente utile perché mantiene le direzioni: se sulla sfera ci si muove verso est, sulla carta la direzione resta coerente. Per questo è stato fondamentale per la navigazione e, ancora oggi, la proiezione di Mercatore è utilizzata in ambito nautico».
In effetti i territori vicini ai poli, come la Groenlandia, risultano molto più grandi del reale…
«Esatto. Nella proiezione di Mercatore, più ci si avvicina ai poli, più le superfici vengono “stirate”. Vicino all’equatore le proporzioni sono abbastanza fedeli, ma andando verso i poli la distorsione aumenta. È per questo che la Groenlandia appare molto più grande di quanto sia realmente. Da questo punto di vista, la proiezione non è ideale per confrontare le dimensioni reali dei continenti».
In mezzo all’Oceano Atlantico compare un cartiglio con una dedica a Nicolao Perrenoto. Chi era?
«Qui entrano in gioco i cartigli, cioè i testi presenti sui globi che spesso contengono dediche. In questo caso, Nicolao Perrenoto era il più fidato consigliere di Carlo V. Mercatore lo incontra a Lovanio, dove studia insieme al figlio di Nicolao. Anche se il globo non era destinato direttamente a lui, la dedica rappresentava un omaggio a una figura importante che aveva sostenuto il progetto».
Quale utilizzo avevano i globi terrestri all’epoca?
«I globi erano veri e propri strumenti scientifici, utilizzati fino alla metà dell’Ottocento. Servivano per comprendere le direzioni e pianificare i viaggi. Chi doveva raggiungere, ad esempio, la Cina poteva studiare il globo per scegliere il percorso migliore: via terra, via mare o attraverso specifiche rotte. Erano strumenti di studio e pianificazione».
Sul globo sono presenti anche delle stelle. A cosa servivano?
«Le stelle disegnate sul globo servivano come riferimento per orientarsi. Osservando il cielo notturno e confrontandolo con il globo, era possibile ragionare sulla direzione del viaggio e sulle costellazioni visibili. Naturalmente globi di queste dimensioni non venivano portati in viaggio: servivano per prepararsi prima della partenza. Poi, durante la navigazione, l’orientamento avveniva direttamente osservando il cielo».