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IBA, cinque giorni tra gli orsi per parlare di orsi

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Giovedì 15 ottobre 2026

Pescasseroli è un piccolo paese custodito con cura nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un luogo antico e intriso di storia, di cultura e amore per la natura ancora grezza e autentica che lo circonda. Pescasseroli è anche sede del Parco Nazionale e quest’anno, dal 20 al 25 settembre, ha ospitato la 29° conferenza dell’IBA, International Association for Bear, Research and Management.

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IBA_foto di Filippo Castellucci 1

Cinque giorni di appuntamenti fittissimi per parlare di orso, di coesistenza, di ricerca e strategie di gestione. Ricercatrici e ricercatori da tutto il mondo si sono incontrati per conoscersi e condividere i loro studi e le loro esperienze con le otto diverse specie di plantigrado presenti sul nostro pianeta. È così che siamo stati trasportati nelle distese artiche canadesi, dove le dissuasioni sugli orsi polari stanno provando a farle con i droni; nelle foreste di bambù cinesi dove i giovani panda nati in cattività vengono rilasciati in natura nella speranza di ricostituire una popolazione un tempo quasi estinta. Abbiamo attraversato le peccete del nord Europa dove i formicai dismessi di Formica rufa (la formica rossa dei boschi) sono così grandi da ospitare gli orsi bruni durante il letargo; sulle Ande abbiamo imparato a conoscere l’elusivo orso andino, oggetto di studio e condivisione sociale nonché di diversi programmi educativi. Abbiamo ascoltato ricerche pluriennali spaziando dalla genetica alla fisiologia, dalla dinamica di popolazione all’accettazione della coesistenza. Dai Grizzly e gli orsi neri nord americani, siamo passati a quelli del Sud Est Asiatico per poi rientrare nel “Bel Paese”, dove la popolazione alpina e quella appenninica hanno avuto modo di farsi conoscere in un contesto largamente internazionale.

Il Trentino era presente: tra i colossi della ricerca internazionale c’eravamo anche noi del MUSE con Marco Salvatori, ricercatore per l’Ufficio Ricerca e Collezioni, e una delegazione della Provincia autonoma di Trento tra cui, il responsabile del Servizio faunistico Alessandro Brugnoli e il collega Claudio Groff; un gruppo coeso che ha presentato il quadro Trentino sulla presenza dell’orso bruno e sulla sfida che la presenza di questa specie rappresenta per il nostro territorio.

Il MUSE ha dato il suo contributo riportando uno studio pluriennale sulle dinamiche di popolazione dell’orso bruno sulle Alpi. Uno studio realizzato grazie ad un’ampia collaborazione fra ricercatrici e ricercatori, enti gestori della fauna selvatica ed aree protette (MUSE, Servizio faunistico della PAT, Parco Nazionale dello Stelvio, FEM, ISPRA e provincia autonoma di Bolzano) grazie al quale è stato stimato l’andamento nella densità e numerosità della popolazione ursina delle Alpi negli ultimi 25 anni.

Marco Salvatori (MUSE)

Marco Salvatori per il MUSE: “Tra le evidenze riscontrate (vedi articolo MUSExtra) interessanti sono le differenze emerse tra maschi e femmine: mentre i maschi hanno mostrato maggiore propensione alla dispersione su ampie distanze, nessuna femmina è uscita dall’area di studio in modo permanente. Nonostante la minore mobilità, l’areale delle femmine è quasi quadruplicato negli ultimi vent’anni, ma questa espansione riguarda solo le aree a ovest della Val d’Adige, dove la diffusione di aree urbanizzate impedisce il passaggio degli individui e dunque il potenziale collegamento con la popolazione di orsi dell’area Balcanica”.

Un’occasione unica, quella dell’IBA, per far conoscere le ricerche del MUSE e portarle, di persona, al di fuori dei confini italiani ed europei. “Ho riscontrato molto interesse sul nostro studio”, racconta Salvatori. “In molti mi hanno chiesto approfondimenti legati alla variabilità genetica della popolazione trentina; un tema che suscita sempre interesse dato che nonostante l’aumento numerico rimane di piccole dimensioni e isolata da altre popolazioni europee. Con diversi colleghi, sia Europei che Nordamericani ci siamo inoltre confrontati sui metodi di monitoraggio delle popolazioni e su quali siano i migliori approcci per analizzare i dati in modo da avere le stime più attendibili e robuste possibili”.

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Una fitta rete di pensieri, racconti di ricerche, metodologie, proposte, speranze e timori condivisi: così, ad occhi esterni, appare l’incessante chiacchiericcio che anima il capannone adibito alle conferenze in ogni breve intervallo tra una presentazione e l’altra.

“Per la gestione dell’orso, il confronto con altre realtà europee ed extra europee è da sempre estremamente importante”, spiega Claudio Groff. “Su questo la Provincia autonoma di Trento ha sempre puntato molto, basti pensare che alcuni degli strumenti di che utilizziamo oggi (trappole tubo, tecniche legate ai grattatoi e alla genetica, l’istituzione delle tavole rotonde di confronto, …) nascono dall’esperienza di scambio fatta con il Canada nel 2008”.

Anche sul piano nazionale sono fondamentali i confronti e gli scambi di informazioni e buone pratiche di gestione, ne è testimonianza la stretta collaborazione che la Provincia ha con il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. “La collaborazione con il Parco c’è da sempre” continua Groff, “ed è talmente importante che negli ultimi anni è stata formalizzata con una convenzione che impegna i due enti ad incontrarsi di persona una volta l’anno nei reciproci territori. Pur essendo due realtà piuttosto diverse, rimanere reciprocamente aggiornati e il potersi confrontare sui punti in comuni è di notevole importanza”.

“Ancora una volta, siamo rimasti colpiti dal vedere il tipo di gestione e ricerca portati avanti in Scandinavia”, continua Groff. “Parliamo del progetto sull’orso bruno più avanzato al mondo e conoscere la loro esperienza è interessante ma soprattutto estremamente istruttivo”.

Naturalmente, anche la sfida della coesistenza fra umani e orsi nelle Alpi ha sollevato molto interesse, soprattutto riguardo ai cambiamenti dell’accettazione sociale di questa specie nel corso del tempo, tematica che, declinata in territori e contesti sociali molto differenti tra loro, rimane alla base di tutte le sfide legate alla conservazione. Sfide che non hanno confini geografici così come le competenze di chi, giorno dopo giorno, studia e lavora perché umano e selvatico possano integrarsi in un sistema equilibrato e durevole nel tempo, per il bene delle future generazioni quanto umane, quanto ursine.

Articolo di

Elisabetta Filosi
Mediazione Culturale
Ufficio programmi per il pubbico

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