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Storie di ricerca sul campo

Occhi a cuore, canto flebile e macchie sul ventre: l’ululone dal ventre giallo

Ululone ventre giallo

Giovedì 30 luglio 2026

Nelle serate d’estate, vicino a una pozza d’alpeggio o a una piccola raccolta d’acqua, può capitare di sentire un richiamo lieve e ritmato: «uh, uh, uh». È il canto dell’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata), uno degli anfibi più affascinanti e al tempo stesso meno conosciuti del Trentino e del territorio alpino.

A prima vista potrebbe sembrare un piccolo rospo come tanti altri. In realtà custodisce alcuni dettagli sorprendenti. Le sue pupille hanno una forma che ricorda un cuore, mentre il ventre è decorato da un mosaico di macchie gialle e nere unico per ogni individuo, proprio come un’impronta digitale.
Fotografando i disegni sul ventre è possibile riconoscere ogni singolo animale nel tempo senza ricorrere a marcature invasive. Una sorta di carta d’identità naturale che permette alle ricercatrici e ai ricercatori del MUSE di riconoscere e seguire gli individui nel tempo, monitorando il loro stato di salute e degli habitat in cui vivono.

Un piccolo anfibio con strategie sorprendenti

L’ululone è un maestro del mimetismo. Il dorso, di colore bruno e dalla pelle rugosa, gli permette di confondersi perfettamente tra il fango, le foglie e il terreno umido. Ma quando si sente minacciato cambia atteggiamento: inarca il corpo all’indietro e mette in mostra il ventre giallo brillante, segnalando ai predatori la presenza di sostanze tossiche nella sua pelle.

Durante la stagione riproduttiva frequenta piccole raccolte d’acqua, spesso temporanee: pozze d’alpeggio, fossi agricoli, stagni, vasche, sia naturali che artificiali, e persino pozzanghere. È qui che si riproduce e completa il ciclo larvale. Nelle sere di primavera e d’estate, i maschi si fanno sentire con un richiamo sommesso e ripetuto, un lieve ululato, da cui prende il nome la specie. In inverno, invece, abbandona l’acqua e trova rifugio sottoterra, tra muretti a secco, cataste di legna e cumuli di pietre.

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La ricerca sul campo: capire dove vive e come sta l’ululone

La presenza dell’ululone racconta molto più della storia di una singola specie. Questo anfibio è infatti considerato un importante indicatore ambientale. Dove vive lui, spesso sopravvivono anche piccoli ecosistemi umidi ricchi di biodiversità.

«Le ricerche che portiamo avanti hanno attraversato diverse fasi: dalla valutazione della distribuzione della specie alla localizzazione dei siti riproduttivi, fino all’identificazione delle popolazioni più consistenti – spiega Sonia Endrizzi, zoologa dell’Ufficio Ricerca e Collezioni del MUSE -. Informazioni che hanno permesso di avviare, a partire dal 2018, un monitoraggio sistematico in 79 siti riproduttivi presenti in Trentino».

Da oltre un decennio il MUSE, in collaborazione con il Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree Protette della Provincia autonoma di Trento, segue l’andamento delle popolazioni di ululone dal ventre giallo presenti sul territorio. Ogni estate ricercatrici e ricercatori visitano decine di siti per raccogliere dati sulla presenza degli individui, sul loro stato di salute e sulle caratteristiche degli habitat.

Le ricerche interessano sia le aree dove la specie è più presente, come Piana Rotaliana, Val di Cembra e Monte Baldo, sia le zone dove le popolazioni sono più frammentate, come Val di Non, Valle del Sarca, Valsugana. I dati raccolti negli anni restituiscono un quadro articolato: molte popolazioni sono ancora abbondanti, con alcuni siti che ospitano oltre 200 individui, mentre altre risultano stabili o mostrano segnali di declino. Gli individui che vivono in habitat naturali presentano inoltre, in media, condizioni corporee migliori rispetto a quelli presenti in ambienti più artificiali.

Nel 2026 il focus sulla fenologia

Quest’anno le ricerche si concentrano su un nuovo aspetto: lo studio dei tempi che scandiscono la riproduzione della specie (la fenologia riproduttiva).

In 82 siti distribuiti sul territorio provinciale, il team del MUSE effettua monitoraggi ogni due settimane, dalla primavera all’autunno. Vengono censite ovature, larve, giovani appena metamorfosati e adulti, raccogliendo contemporaneamente informazioni sulle condizioni ambientali, come temperatura, pH e conducibilità dell’acqua, oltre alla presenza della vegetazione.

L’obiettivo è comprendere come fattori quali quota, disponibilità d’acqua e condizioni ambientali influenzino il successo riproduttivo della specie, un tema particolarmente rilevante in un contesto di cambiamenti climatici.

Un equilibrio sempre più fragile

La principale minaccia per l’ululone è la perdita dei piccoli ambienti umidi necessari alla riproduzione. Pozze, stagni e raccolte d’acqua sono diminuiti a causa delle trasformazioni del territorio, della bonifica delle aree umide e dell’artificializzazione dei corsi d’acqua.
A questo si aggiungono periodi di siccità sempre più frequenti e prolungati, che possono compromettere il ciclo riproduttivo della specie. Per questo l’ululone dal ventre giallo è tutelato dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea, che ne richiede il monitoraggio periodico e l’adozione di specifiche misure di conservazione.

Proteggere l’ululone non significa soltanto salvaguardare una specie rara,significa preservare una rete di piccoli habitat che ospita numerosi altri anfibi, insetti acquatici e organismi spesso poco visibili ma fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi.

Ogni pozza recuperata, ogni vasca mantenuta in buono stato e ogni ambiente umido conservato rappresentano un tassello importante per la biodiversità del territorio.

Come possiamo aiutare l’ululone dal ventre giallo?

  • Recuperare vecchie vasche agricole e raccolte d’acqua tradizionali.
  • Conservare pozze d’alpeggio, fossi e piccoli ambienti umidi.
  • Realizzare piccoli stagni in giardini e spazi verdi, privi di pesci.
  • Evitare prodotti chimici nelle operazioni di pulizia delle raccolte d’acqua.
  • Mantenere muretti a secco, cataste di legna e cumuli di pietre come rifugi e siti di svernamento per gli anfibi.

Piccoli interventi che possono fare una grande differenza per uno degli abitanti più preziosi delle aree umide del Trentino.

  • 🎥 Guarda il video della ricerca sul campo
  • 🌾 Leggi anche: Un tuffo nelle pozze d'alpeggio

Articolo di

Sonia Endrizzi
Ufficio Ricerca e collezioni museali
Matteo Trenti
Collaboratore di ricerca MUSE
Matteo Sartori
Collaboratore di ricerca MUSE

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