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A tu per tu con Stefano Bruno Galli

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18 giugno 2024

Iniziano entrambe con la M le eccellenze in cima alla lista delle priorità iconiche del professor Stefano Bruno Galli, Presidente del Museo di scienze di Trento, fresco di nomina. Quali? MUSE e Moser.

Ce lo dice con una spontaneità ammirevole e disarmante al tempo stesso, durante un’intervista veloce, ma essenziale, sulle prime sensazioni provate all’insediarsi al vertice dell’istituzione. Non ci stupiamo, perché il prof. Galli, docente di Storia delle dottrine e delle Istituzioni politiche all’Università di Milano, ex assessore all’autonomia e alla cultura della Regione Lombardia, è nato a Milano, ma da genitori trentini.

Tra le emozioni più nette quando ha appreso del nuovo incarico, ci ha confidato, senza infingimenti, che oltre a una “grande gioia” ci sono state senza alcun dubbio orgoglio e fierezza.

Il Presidente Galli conosceva già la fama del MUSE e ne aveva testato il valore in più visite nel corso del tempo; lo aveva da sempre considerato uno dei musei più innovativi, non-solo a livello nazionale, ma anche internazionale, con una funzione di welfare sociale territoriale che lo rendeva, e lo rende ancora, una delle leve di sviluppo culturale tra le più significative del panorama museale della Provincia di Trento. “Un museo del territorio, nel territorio, per il territorio – afferma – è una leva privilegiata per ricostruire la socialità disgregata”.

Lo sguardo di Galli, però, non è rivolto solo al presente della comunità trentina, ma anche al futuro dei musei, nessuno escluso, alle prese con il guado verso la sponda dell’Intelligenza artificiale.

Il MUSE, non si discute, ha tutte le potenzialità per cavalcare nel migliore dei modi la sfida del digitale a favore della conoscenza, anche in virtù del lavoro di ricerca che si svolge al suo interno: “un unicum nel panorama museale del Paese”.

Il presidente affida alla forza centripeta e centrifuga del museo la capacità di evolversi in una tendenza orientata all’innovazione, con un’attività pensata per il territorio, per la quale auspica future e nuove mostre in rete con MART e METS, dopo il felice esordio di “Sciamani, comunicare l’invisibile”, e allo stesso tempo per il resto del mondo, con mirabili e suggestivi incroci culturali e creativi tra cultura umanistica e cultura scientifica. Plinio il Vecchio docet.

E sintetizza questa sua convinzione nella metafora: “Il MUSE sta al Trentino come lo storico recordman trentino, il ciclista Moser, sta al mondo: figlio della sua terra, grande tenacia e grande determinazione”.

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Articolo di

Adele Gerardi
Ufficio Comunicazione, MUSE

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