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Storie di ricerca sul campo

Una mattina di agosto a caccia di zanzare tigre

Monitoraggio Zanzare Tigre

24 agosto 2026

«Vuoi dello spray anti-zanzare?» mi chiede Alessandra, guardando le mie gambe scoperte. «Le zanzare tigre pungono soprattutto caviglie e polpacci. Fidati, ti servirà».

Il caldo è già torrido. Sono le 9 del mattino e il termometro, appena fuori dall’atrio del MUSE, supera già i 30 gradi.

«Solitamente il picco della presenza di zanzare a Trento arriva verso la fine di agosto», racconta Alessandra Franceschini, ricercatrice dell’Ambito Clima ed Ecologia del MUSE che da oltre 15 anni studia la zanzara tigre (Aedes albopictus) e la sua diffusione in Trentino. «Ma se queste temperature continuano, quest’anno potrebbe arrivare prima».

Con lei c’è Giulia Battistin, collaboratrice di ricerca. Nello zaino: listelli di legno, vasetti, fogli adesivi, bottiglie con un larvicida, e sostanze attrattive per le zanzare. In programma, un giro di controllo di alcune delle 217 trappole per il monitoraggio e contenimento della zanzara tigre installate dal MUSE in diversi punti della città: parchi, scuole, parcheggi, ospedali e aree verdi.

Un lavoro fatto di appuntamenti fissi e gesti ripetuti. Aprire un contenitore, sostituire un listello di legno, raccogliere un campione, prendere nota di tutto. Operazioni semplici che costruiscono una fotografia dettagliata dell’andamento delle popolazioni di zanzara tigre in città.

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Monitoraggio Zanzare Tigre

Prima tappa: tra le siepi, a caccia di uova

La prima tappa è il parco di Maso Ginocchio, nel quartiere di San Pio X, a pochi minuti a piedi dal MUSE. Uno spazio verde come tanti altri in città: alberi, siepi, percorsi frequentati da chi passeggia, gioca o porta fuori il cane. Alessandra e Giulia, però, osservano il parco con occhi diversi.

Si infilano tra la vegetazione e, dopo pochi secondi, trovano quello che per un passante sarebbe solo un piccolo vaso di plastica nera nascosto tra le foglie.

«Ecco qui», dice Alessandra.

È un’ovitrappola.

Dentro c’è dell’acqua e un semplice listello di legno. Il principio è molto semplice: la zanzara tigre, per deporre le uova, cerca piccoli accumuli d’acqua protetti dal sole diretto.

La femmina si avvicina, entra nella trappola e lascia le sue uova sulla superficie dellistello, appena sopra il livello dell’acqua.

«Guarda quante sono!», esclama Alessandra, indicando dei puntini neri sulla stecca. «Ogni settimana sostituiamo lil listello e lo portiamo in laboratorio», spiega Giulia mentre lo ripone con cura in una busta. «Le uova sono piccolissime. A occhio nudo si distinguono appena, ma al microscopio possiamo contarle a una a una».

Quelle che sembrano semplici macchioline scure diventano così dati scientifici: numeri che permettono di capire dove la zanzara tigre è presente, quanto è abbondante e, settimana dopo settimana, come cambia la sua distribuzione.

Nel vasetto viene aggiunto anche un larvicida.

«Serve a evitare che la trappola diventi un punto di riproduzione, un focolaio», precisano le ricercatrici. «Le uova possono essere deposte, ma in questo modo le larve non arriveranno mai allo stadio adulto».

«Con temperature estive, sopra i 25 gradi, questo ciclo può completarsi molto rapidamente. La temperatura influenza sia la velocità di sviluppo sia il numero di individui presenti», racconta Alessandra mentre si asciuga la fronte.

Seconda tappa: l’asilo, un osservatorio privilegiato

La seconda fermata è poco distante: la scuola dell’infanzia comunale San Giuseppe “Maso Ginocchio”.

«Siamo del MUSE!», urla Alessandra al citofono.

L’inserviente ci apre sorridendo. Sa già perché siamo lì. «Sembra che ce ne siano tante in questi giorni – racconta aprendoci il cancello -. I genitori si lamentano continuamente: dicono che bambine e bambini vengono “mangiati vivi”».

Tra gli alberi è nascosta una trappola diversa: la BG-GAT, dove “GAT” sta per “Gravid Aedes Trap”. Anche in questo caso si tratta di un contenitore, sempre nero, più grande del precedente, con dell’acqua e una particolare struttura ad imbuto che attira le femmine adulte in cerca di un luogo dove deporre le uova. Una volta entrata, la zanzara prosegue verso una camera buia, dove una retina le impedisce di raggiungere l’acqua. Rimane così intrappolata sul foglietto adesivo posto all’interno, mentre una rete all’ingresso impedisce l’accesso a piccoli animali.

Ogni due settimane ricercatrici e ricercatori MUSE sostituiscono i fogli adesivi e portano il materiale in laboratorio, dove gli esemplari vengono identificati e contati.

Questo sistema è stato sperimentato dal MUSE per la prima volta nel biotopo del museo e, nel 2023, è stato esteso a un primo asilo comunale di Trento grazie alla collaborazione con il Comune. Oggi il programma di contenimento coinvolge 46 strutture tra asili nido e scuole materne comunali attraverso 161 trappole modello BG-GAT.

Gli asili rappresentano luoghi particolarmente sensibili: cespugli ombreggiati e siepi offrono alle zanzare rifugi ideali, mentre il gran movimento di persone garantisce una fonte di “alimentazione”.

«È un sistema che utilizziamo negli asili comunali perché permette di contenere la popolazione di zanzare in maniera eco-compatibile, senza ricorrere agli insetticidi». La richiesta di “spruzzare qualcosa” arriva spesso, soprattutto quando le punture aumentano. «Ma gli adulticidi non colpiscono solo le zanzare adulte: possono uccidere anche altri insetti, uccellini e altri piccoli animali. In luoghi frequentati da bambine e bambini preferiamo quindi un approccio più mirato e sostenibile».

C’è anche un’altra ragione. In molte aree d’Italia, sottolinea Alessandra, molte popolazioni di zanzare stanno sviluppando resistenze agli insetticidi, rendendo questi trattamenti sempre meno efficaci.

«L’incuria – aggiunge Alessandra – è uno dei principali alleati della zanzara tigre. Per questo la prevenzione resta fondamentale: eliminare i ristagni d’acqua nei giardini, svuotare i sottovasi, rovesciare o coprire i giochi lasciati all’aperto, prestare attenzione a tutti i piccoli contenitori in cui l’acqua può accumularsi e diventare il luogo ideale per la deposizione delle uova».

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Monitoraggio Zanzare Tigre

Terza tappa: una trappola che “profuma” di noi

L’ultima tappa è dedicata alla trappola più sofisticata: la BG-Sentinel.

A differenza delle precedenti, questa è alimentata da corrente elettrica e utilizza una ventola per creare un flusso d’aria che attira all’interno gli insetti, intrappolandoli.

Il segreto sono gli attrattivi.

Da una parte una soluzione di acqua, zucchero e lievito che simula la nostra espirazione. Dall’altra una sostanza che riproduce l’odore della pelle, con componenti simili a quelli prodotti dal nostro corpo.

«Annusa», scherza Alessandra porgendomi il flacone.

«Sa di sudore…».

Ride.

«Esatto. Per una zanzara è irresistibile».

La trappola viene posizionata per 24 ore ogni due settimane in sei località: cinque asili e il retro dell’ospedale, un altro luogo caratterizzato da un intenso passaggio di persone.

In una giornata di agosto una BG-Sentinel può catturare decine di zanzare.

«Una sola zanzara può deporre fino a 400 uova nel corso della sua breve vita, che dura circa un mese», precisa Alessandra. «Se moltiplichiamo questo numero per tutte le femmine che intercettiamo con le trappole, si capisce quanto sia importante questo lavoro».

Alla fine del giro il materiale raccolto torna al MUSE, dove in laboratorio inizia la parte meno visibile, ma fondamentale, della ricerca: identificazione a livello di specie, conteggio e analisi dei dati. Grafici alla mano, i numeri raccontano la dimensione del fenomeno: dal 2010 al 2025 nel Comune di Trento sono state raccolte 880.097 uova. Nei primi mesi del monitoraggio 2026, dal 4 maggio al 10 agosto, ne sono già state intercettate oltre 50.000.

I dati raccolti negli anni mostrano una relazione sempre più evidente: nelle annate più calde le zanzare aumentano. Il 2015, il 2019 e il 2022 sono stati caratterizzati da importanti incrementi. E il 2026 si preannuncia come una stagione da osservare con attenzione, in un quadro generale di progressivo aumento.

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Monitoraggio Zanzare Tigre

Una rete di controllo lunga quindici anni

Il monitoraggio della zanzara tigre a Trento è iniziato nel 2010, dopo la comparsa della specie nel capoluogo. Da allora la rete di controllo si è progressivamente ampliata: sono stati monitorati complessivamente 89 punti della città, tra siti attivati e dismessi.

Oggi sono 50 le stazioni attive, distribuite dal fondovalle fino alle zone collinari.

«Ogni lunedì, da inizio maggio fino a fine ottobre, percorriamo circa 150 chilometri per controllare tutte le ovitrappole», racconta Giulia. «Si va da Mattarello, a sud della città, fino a Gardolo, a nord. Ma anche in collina: da quella est, con le frazioni di Montevaccino, Villamontagna e Valsorda, a quella ovest, con Vigolo Baselga, Cadine, Sardagna e Sopramonte. Da quest’anno il monitoraggio si è spinto anche oltre i 600 metri di quota (con Montevaccino e Sopramonte), per capire se la zanzara tigre riesca a colonizzare ambienti sempre più elevati».

E non si cercano soltanto le “tigri”.

«L’anno scorso – evidenziano le ricercatrici – abbiamo trovato la zanzara giapponese (Aedes japonicus), tre anni fa la zanzara coreana (Aedes koreicus): per ora sono presenti con numeri ridotti, ma sarà il monitoraggio costante ad evidenziarne l’andamento e la distribuzione».

La zanzara è un insetto di interesse sanitario perché può essere vettore di diverse malattie. La zanzara tigre, in particolare, può trasmettere virus responsabili di patologie come dengue e chikungunya. Conoscere dove vive, come si sviluppa e quanto è diffusa sul territorio è quindi fondamentale per mettere in campo strategie di prevenzione e di intervento efficaci.

L’attività di monitoraggio della zanzara tigre a Trento è condotta dal MUSE con il supporto del Comune di Trento – Servizio Transizione ecologica, verde e parchi e in collaborazione con l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino (ASUIT).

  • 🦟 Leggi anche: Monitoraggio della zanzara tigre a Trento
  • 🔎 Approfondisci: Zanzara tigre. Cosa fa il Comune
  • ⚠️ Segnala una zanzara su Mosquito Alert Italia

Articolo di

Alessandra Franceschini
Ufficio Ricerca e collezioni museali
Giulia Battistin
Ufficio Ricerca e collezioni museali
Tommaso Gasperotti
Ufficio stampa

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