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Bestia, che atleta!

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Mercoledì 25 febbraio 2026

Per molte atlete e atleti le olimpiadi sono il traguardo ultimo, la meta dalla quale non distogliere lo sguardo per dare un ulteriore significato alle passioni, alle rinunce e ai dolori di una carriera sportiva costruita per continuare a dare il meglio e a superare i propri limiti.
Di questi temi e di quanto la scienza possa influire sulle prestazioni di atlete e atleti si parla nella nuova mostra, in corso al MUSE fino al 27 settembre 2026, Oltre il traguardo. La scienza che muove lo sport. E sempre dai contenuti dell’esposizione prende spunto, in modo giocoso, la nuova attività per famiglie Bestia, che atleta! Una caccia al tesoro con indizi e sorprese per scovare i migliori atleti e le migliori atlete nascosti nelle sale del MUSE (in prima assoluta durante il MUSE party del 7 marzo, dalle 14 alle 19, l’evento per famiglie dedicato a sport e scienza in gioco). Anche il MUSE ha infatti i suoi talenti nascosti e non sono solo umani. Anche loro sapranno stupire con strategie e adattamenti curiosi e talvolta sorprendenti.

Per correre sempre più veloce, saltare sempre più in alto, avere riflessi sempre più pronti l’essere umano deve infatti lottare, faticare, calibrare diete e abitudini e, soprattutto, dare tutto sé stesso. Abilità per noi straordinarie, per altri animali sono invece frutto di un lungo processo evolutivo che ha plasmato anatomie e comportamenti ottenendo risultati invidiabili e ineguagliabili dalla nostra specie.

Continua…

Pensiamo al ghepardo: rispetto ad altri animali ha una colonna vertebrale estremamente flessibile che permette al corpo di allungarsi durante la corsa e di compiere una falcata che può superare i 7 metri. In una prima fase il corpo si allunga, le quattro zampe sono distese parallelamente al terreno e l’animale non tocca terra. Segue una fase di compressione; l’impronta delle zampe posteriori si sovrappone a quella delle anteriori, la colonna vertebrale si accorcia come una molla e si prepara a spingere nuovamente il corpo in avanti. Ma non solo, a differenza degli altri felini, le unghie non sono retrattili per avere una maggiore presa sul terreno. Così, il ghepardo, con accelerazioni straordinarie e velocità che possono superare i 110 km/h è, ai nostri occhi, un atleta senza eguali.

La natura ci ispira e ci ha da sempre ispirato: da Leonardo da Vinci, che progettava le sue macchine studiando il volo degli uccelli, agli ingegneri giapponesi che per migliorare le performance dello Shinkansen, il loro “treno proiettile”, hanno studiato l’aerodinamicità e l’idrodinamicità del martin pescatore. Questo piccolo uccello è dotato di un’anatomia perfetta per tuffarsi in acqua, riducendo al minimo qualsiasi forma di attrito con essa e arrivando in picchiata sui pesci a 40 Km/h. Ingegnere e ingegneri si concentrarono sulla forma del becco e ne ricrearono le linee riprogettando il muso del treno. Questo permise di aumentarne ulteriormente la velocità e di ridurre i rumori da onda d’urto creati dall’aria compressa spinta dal treno all’ingresso delle gallerie.

Per non parlare delle poco stimate pulci! Le pulci dei cani (Ctenocephalides canis), per esempio, godono di quelli che noi umani definiremmo veri e propri “superpoteri”. Le pulci sono note per i loro salti: saltano per raggiungere i loro ospiti e saltano per abbandonarli o se sono disturbate. Una di queste pulci può saltare fino a 50 cm in lunghezza; considerando che hanno dimensioni di circa 2 mm, le loro zampe gli consentirebbero di saltare una distanza pari a 250 volte quella del loro corpo. In pratica è come se io riuscissi a saltare in lungo 400 metri. Non male!

Gli animali hanno evoluto adattamenti incredibili anche agli ambienti più ostili. Laddove noi umani necessitiamo di attrezzature tecniche ad altissime prestazioni, vivono specie per le quali il concetto di limite assume tutt’altro significato. Immaginiamo di essere in mezzo al mare, a più di 1000 metri di profondità: saremmo sicuramente protetti all’interno di un batiscafo o di un sommergibile. La pressione sarebbe talmente elevata che ci schiaccerebbe completamente. Fuori dal finestrino, però, potremmo vedere nuotare numerose specie tra cui mammiferi come noi che sott’acqua non possono respirare. Uno di questi, in particolare, ha sfiorato i 3000 m di profondità, rimanendo in apnea per 137 minuti. Si tratta dello zifio, un mammifero marino parente del delfino che risulta, ad oggi, il mammifero con il record d’immersione più profonda e di apnea più lunga.

Ovviamente ha poco senso paragonare le nostre prestazioni a quelle degli altri animali; la nostra storia ci ha portato ad evolvere peculiarità, adattamenti e caratteristiche che rendono Homo sapiens una specie unica e potenzialmente capace di altrettante strabilianti azioni. Prendere coscienza dell’unicità di ciò che ci circonda è però fondamentale per ricentrarci in un mondo in cui anche gli esseri umani hanno limiti e non sempre e in ogni luogo possono o devono eccellere.

Articolo di

Elisabetta Filosi
Ufficio programmi per il pubblico

 

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