Stambecchi e cambiamento climatico:
a Riparo Dalmeri (TN) si cacciava un ramo genetico oggi estinto
Lo studio di archeologia preistorica pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports: Ecology and demographic structure of an extinct ibex population in late Upper Palaeolithic Italian Alps | Scientific Reports
A Riparo Dalmeri (TN) 13.000 anni fa si cacciava un ramo genetico oggi estinto di stambecco. Un nuovo studio multidisciplinare, guidato da ricercatrici e ricercatori dell’Università di Bologna, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, ha ricostruito la storia evolutiva e il rapporto con l’ambiente di una popolazione di stambecco alpino (Capra ibex) vissuta più di 13.000 anni fa nelle montagne del Trentino. Il lavoro ha riguardato i resti di stambecco rinvenuti a Riparo Dalmeri, un sito archeologico preistorico situato a 1.240 metri di quota sull’Altopiano dei Sette Comuni ai margini settentrionali della piana della Marcèsina, nel Trentino meridionale.
Questo riparo roccioso rappresenta uno dei più importanti siti del Paleolitico finale in Europa, frequentato ripetutamente durante l’estate per circa 1.000 anni da gruppi umani di cacciatori-raccoglitori per la caccia specializzata allo stambecco. Questo sito, indagato dalle ricercatrici e ricercatori del MUSE per circa 20 anni sotto la guida di Giampaolo Dalmeri, ha restituito anche eccezionali evidenze relative al comportamento simbolico di queste comunità umane grazie al ritrovamento di più di 250 pietre dipinte in ocra rossa.
“Riparo Dalmeri rappresenta un sito chiave per comprendere le dinamiche della caccia allo stambecco nelle Alpi durante il Paleolitico superiore, grazie all’impressionante quantità di resti di questa specie rinvenuti nel sito e al loro eccezionale stato di conservazione”, spiega Rossella Duches, archeologa del MUSE.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports, combina per la prima volta datazioni al radiocarbonio, analisi isotopiche, paleoproteomica e paleogenetica, offrendo uno spaccato unico e di assoluto rilievo sull’ecologia e la storia di questa specie simbolo delle Alpi.