Una spedizione del MUSE – Museo delle Scienze ha posto le basi, in Groenlandia orientale, per un nuovo progetto di ricerca bio-culturale che integra archeologia, storia ambientale e scienze naturali. L’iniziativa nasce dalla collaborazione con The Red House Greenland Foundation e si fonda su un approccio all’indagine scientifica partecipativo e decoloniale, sviluppato insieme alle comunità locali dell’area di Tasiilaq. Al centro del progetto vi è la valorizzazione condivisa, dal punto di vista scientifico e culturale, di un antico insediamento invernale Inuit.
Tra la fine di agosto e la metà di settembre 2025 un team di ricercatrici e ricercatori del MUSE – Museo delle Scienze, composto da Matilde Peterlini, Chiara Fedrigotti e Mauro Gobbi, ha svolto una visita preliminare in Groenlandia orientale per valutare la fattibilità del progetto.
La richiesta è arrivata al MUSE – Museo delle Scienze di Trento nel 2024 attraverso The Red House Greenland Foundation, fondazione istituita dall’esploratore altoatesino Robert Peroni che ha come obiettivo il miglioramento della qualità della vita della popolazione locale, mediante lo sviluppo di progettualità condivise come l’attivazione di micro-economie basate sulla conoscenza e la tutela del patrimonio naturale e culturale. Nello specifico è stato chiesto al museo di valutare la possibilità di avviare un progetto di ricerca e valorizzazione storico-archeologica del promontorio di Ittimiini, nei pressi di Tasiilaq, dove sono conservati i resti di un antico insediamento invernale Inuit.
«Il MUSE – spiega il direttore MUSE Massimo Bernardi – è da tempo impegnato in progetti di ricerca in alta montagna, con particolare attenzione alle trasformazioni innescate dai rapidi cambiamenti climatici in corso. In anni recenti abbiamo inoltre sviluppato maggiori competenze rispetto alla scienza partecipata, a partire dallo sviluppo delle domande di ricerca assieme le comunità locali. È un modo di concepire la scienza in senso territoriale, privilegiando la diretta utilità pubblica, che adottiamo sulle Alpi, dove operiamo quotidianamente, così come alle alte latitudini, sistemi eco-sociali che per molti aspetti mostrano importanti analogie».