27 agosto 2026
Non solo i territori alpini, ma anche le regioni artiche affrontano le difficoltà dei cambiamenti climatici che implicano eco trasformazioni ambientali e sociali. Ne abbiamo parlato con il biologo ed esponente politico della popolazione Sámi svedese Håkan Jonsson.
“Un mondo in cambiamento”. È così che Håkan Jonsson, membro del Parlamento Sámi svedese, descrive il Grande Nord.
Un territorio dove la crisi climatica non riguarda solo la fusione dei ghiacci, ma si intreccia con la storia, la politica e il futuro di un popolo: i Sámi.
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I Sami sono l’unica popolazione indigena riconosciuta dell’Unione europea. Abitano da millenni nell’area estrema del nord Europa e hanno una popolazione stimata tra le 50.000 e le 100.000 persone. La loro terra ancestrale si chiama Sápmi e si estende nell’area artica e subartica tra quattro Paesi: Norvegia, Svezia, Finlandia, Russia (penisola di Kola).
Noti per la loro specificità di allevatori di renne, i Sámi sono caratterizzati da un’ampia diversità linguistica e culturale o, per essere più specifici, un Indigenous Knowledge (sapere indigeno) stratificata a seconda delle attività tradizionali praticate e degli ambienti artici vissuti quotidianamente dalle diverse comunità. Si tratta di un sapere che attraversa sistemi biologici, fisici, culturali e spirituali. Include intuizioni trasformative del vivere, acquisite attraverso esperienze dirette nel corso dei millenni, che continua a svilupparsi simile a un organismo vivente e viene trasmesso di generazione in generazione.
Questo sistema di conoscenza fino agli anni ’60 del secolo breve ha attraversato un processo di assimilazione culturale imposto dalla politica coloniale degli Stati nazionali. In seguito, i diritti delle comunità Sámi vengono gradualmente riconosciuti anche attraverso l’istituzione di organi di rappresentanza con funzione consultiva – come il Sami Council (1956), i Parlamenti Sami in Finlan-dia (1973), Norvegia (1989), Svezia (1993) e la Kola Sámi Assembly in Russia (2010), riuniti nel Sámi Parlamentary Council (2000) – e l’avvio di commissioni istituzionali per la riconciliazione finalizzate alla rivitalizzazione culturale.
Oggi l’Artico si sta scaldando a velocità quadrupla rispetto al resto del pianeta e i cambiamenti climatici e ambientali incidono direttamente sulla vita delle comunità indigene. Inoltre, molti progetti per la transizione energetica come parchi eolici, impianti idroelettrici, impianti per l’estrazione mineraria, vengono realizzati sui terreni di pascolo delle renne, senza un reale coinvolgimento delle comunità indigene Sámi.
In tale contesto ambientale e politico le comunità indigene affrontano una nuova forma di vulnerabilità che mette a rischio la conoscenza tradizionale stessa. Allo stesso tempo l’Indigenous Knowledge viene ritenuta fondamentale dalla comunità scientifica per studiare i cambiamenti climatici e individuare misure di adattamento efficaci.
Abbiamo raggiunto il parlamentare svedese in occasione dell’incontro pubblico “Un mondo in mutamento. Il punto di vista Sámi sull’Artico tra conoscenza tradizionale e trasformazioni attuali,” promosso dal MUSE al Museo delle Palafitte di Ledro e moderato da Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze.
