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Banane, formiche e sguardi curiosi

Storia di un formicaio e una inattesa scoperta

Banane, formiche e sguardi curiosi

Venerdì 10 luglio 2026

Tutto è cominciato con un messaggio e due fotografie. «Qualcuno potrebbe aiutarmi a identificare questa formica?». A scrivere, attraverso il portale di divulgazione scientifica “Formiche d’Italia”, è Daniela, una giovane donna che vive a Londra da tredici anni e trascorre le vacanze nella propria casa all’Isola d’Elba, in località San Giovanni. Nel suo giardino c’è un formicaio e qualcosa nel comportamento delle sue inquiline ha attirato la sua attenzione. Studia Psicologia e Criminologia, ma osservando quelle formiche ha riscoperto un lato nascosto di sé, qualcosa che le ricordava i tempi in cui, da bambina, osservava le formiche proprio in quello stesso giardino. Una specie in particolare, sorprendentemente pacifica e ingegnosa, l’ha spinta ad annotare e documentare ogni singolo spostamento.

Dalle foto si riconosce con sicurezza il genere: Aphaenogaster, formiche dal corpo slanciato, molto comuni negli ambienti mediterranei e per nulla aggressive. La specie, invece, resta un punto interrogativo, e qui comincia insospettabilmente la parte più interessante della storia. In questo gruppo le specie si somigliano a tal punto che per distinguerle servono dettagli minuti, spesso visibili soltanto al microscopio. Fermarsi al genere non è una sconfitta, quanto piuttosto un primo atto di rigore scientifico: non si tira a indovinare, ma ci si spinge fin dove i dati a disposizione permettono di arrivare. Per questo la prima risposta è stata anche una domanda: dove l’hai vista, esattamente? In biologia, la provenienza geografica di un esemplare vale a volte quanto una bella fotografia.

Nel frattempo, Daniela ha continuato a osservare. Ha notato le formiche raccogliersi attorno alla fetta di banana che lei stessa aveva adagiato accanto al nido e iniziare a organizzare quella che sarebbe stata una delle scoperte più curiose. Le formiche, infatti, non hanno perso tempo: hanno raccolto piccoli frammenti di foglie secche, rametti, residui di terra e perfino le briciole di pane avanzate dalla sera precedente, per poi adagiarli sopra al frutto. La sua ipotesi è arrivata subito, e con una punta di ironia: «forse la banana non è gradita, e la stanno coprendo? Forse qualcosa del frutto le infastidisce?».

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Ph Daniela

Ph Daniela

Schema: F. S. Mensa

Ph Daniela

Quel comportamento, ben noto a studiose e studiosi, è uno dei pochissimi casi documentati di uso di strumenti nel mondo degli insetti. Alcune specie di Aphaenogaster lasciano cadere frammenti di detrito sul cibo liquido o troppo molle per essere afferrato, aspettano che li imbeva come piccole spugne e poi trasportano al nido questi «attrezzi» zuppi. È un sistema ingegnoso per portare a casa molto più liquido di quanto riuscirebbero altrimenti, dato che non possono trattenerlo facilmente. Nel mondo della ricerca si discute ancora se la funzione principale sia trasportare il cibo o coprirlo per sottrarlo alle formiche concorrenti. Senza saperlo, insomma, l’intuizione di Daniela sfiorava una domanda tuttora aperta. Quell’impressione di trovarsi davanti a insetti particolarmente ingegnosi e intuitivi, che tanto l’aveva colpita, aveva dunque un fondamento concreto.

Qualche giorno dopo è arrivata una seconda osservazione, accompagnata da un dettaglio altrettanto curioso. Le formiche stavano chiudendo alcune spaccature laterali rispetto all’ingresso principale del nido, adagiando su di esse sassolini e legnetti, e Daniela aveva annotato quando accadeva: in tarda serata, poco prima dell’arrivo di una perturbazione. Registrare l’ora e le condizioni atmosferiche non è un particolare da poco, perché è ciò che trasforma un’impressione in un’osservazione utile. Il comportamento, del resto, è coerente con i molti accorgimenti che le formiche adottano per regolare l’umidità e la temperatura del nido e proteggerlo dalle intemperie.

Nessuna di queste osservazioni aggiunge qualcosa che la scienza non sappia già. Eppure, dietro alla storia di Daniela e delle «sue» formiche, si cela un grande insegnamento: quello che Daniela ha fatto, senza microscopio e senza laboratorio, è guardare con costanza, annotare il contesto, formulare un’ipotesi e confrontarla con i fatti. È lo stesso modo di procedere che sta alla base della ricerca, e che per essere messo in pratica non richiede una laurea: funziona in un giardino, su un balcone, lungo un sentiero di montagna. Lei stessa ha raccontato di aver provato, osservando quel piccolo mondo, una connessione inattesa e profonda: la meraviglia, in fondo, è spesso la prima molla della ricerca.

E in questo sta anche lo spirito della citizen science (in italiano, scienza partecipata): non chiedere alle persone di diventare specialiste e specialisti, quanto piuttosto di condividere uno sguardo, un metodo e il piacere di una scoperta, che spesso si nasconde dove meno ce l’aspettiamo. Come ha scritto Daniela stessa, «spesso siamo troppo presi dai nostri impegni e dalla nostra realtà quotidiana per accorgerci di questo piccolo mondo». Un mondo che racconta, giorno dopo giorno, le storie meravigliose di questi piccoli insetti.

 

Anche tu puoi fare ricerca 🔎

Quella di Daniela è una piccola storia di citizen science: osservare con attenzione, annotare, documentare.

Il MUSE da anni porta avanti, in sinergia con il Laboratorio di Etologia, Ecologia e Sociobiologia degli Insetti dell’Università di Parma, il progetto “School of Ants – A scuola con le formiche”, che raccoglie dati sulle formiche delle città italiane usandole come bioindicatori della salute degli ambienti urbani.

  • Scopri il progetto "School of Ants: a scuola con le formiche"

Inoltre, per qualsiasi osservazione particolare o curiosità sul mondo naturalistico che ci circonda puoi contattare il gruppo Facebook Citizen Science MUSE.

  • Scopri il gruppo Facebook Citizen Science MUSE

Articolo di

Francesco Simone Mensa
Ufficio Ricerca e collezioni museali

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