Vado a vivere in campagna
Una nuova ricerca MUSE sull’efficacia delle cassette nido come strumento per la tutela della biodiversità in agricoltura
Una nuova ricerca MUSE sull’efficacia delle cassette nido come strumento per la tutela della biodiversità in agricoltura
Giovedì 28 maggio 2026
Quello della “crisi degli alloggi” è un tema che ormai da tempo anima i nostri telegiornali e affolla i pensieri di non poche persone. Eppure, non siamo i soli a fare i conti con questo problema: anche molte specie selvatiche si trovano ad affrontare la scomparsa o la distruzione dei loro ambienti di vita e di riproduzione.
Tra le principali cause di questa “emergenza abitativa” ritroviamo l’agricoltura che, fin dalla sua comparsa, ha rivoluzionato i nostri paesaggi, sostituendo boschi, zone umide, praterie con coltivazioni e contribuendo al declino di molte specie.
Tra le principali vittime di questo processo ritroviamo gli uccelli degli ambienti agricoli, tra i più minacciati a livello europeo. Per loro, l’omologazione del territorio e la banalizzazione del paesaggio derivante dalla diffusione di coltivazioni specializzate (es. frutteti e vigneti) rappresenta un problema serio: senza fitte siepi in cui ripararsi, alberi maturi con cavità naturali nel tronco o muretti a secco ricchi di anfratti — sempre più rari, se non assenti, nelle aree agricole intensive — non c’è luogo dove nidificare e “mettere su famiglia”.
Come agire dunque?
Il progetto: le cassette nido come strumento di conservazione
Con l’obiettivo di trovare una soluzione concreta a questa carenza, un gruppo di ricerca composto da MUSE e Università di Milano ha avviato una sperimentazione in collaborazione con il Biodistretto di Trento, associazione che riunisce numerose aziende agricole biologiche della città. A dare avvio al progetto, nel 2022, l’installazione di quasi 250 cassette nido in 14 diverse aziende, a cui ha fatto seguito il regolare monitoraggio dell’occupazione durante la stagione riproduttiva, svolto tramite l’utilizzo di fotocamere montate su periscopi, indispensabili per minimizzare il disturbo arrecato agli animali.
La collocazione delle cassette nido è stata impostata con l’idea di testare come diverse variabili ambientali (es. vicinanza al bosco, altezza, orientamento) e gestionali (es. lavorazioni agricole, trattamenti) influenzassero la loro occupazione da parte degli uccelli.
Chi abita le cassette nido?
Il monitoraggio ha rivelato la nidificazione di diverse specie. Tra gli inquilini più comuni troviamo: cinciallegra, cinciarella, cincia mora e cincia bigia, passera mattugia, codirosso comune, codirosso spazzacamino e torcicollo. A due anni di distanza dall’installazione, con più della metà delle cassette occupate, i risultati fanno ben sperare. Non tutte le cassette però sono state ugualmente apprezzate. Gli uccelli hanno mostrato preferenze chiare per:
Cosa ci dicono questi risultati?
Le cassette nido da sole non bastano! I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Ecological Solutions and Evidence (l’articolo è disponibile a questo link), supportano l’utilità delle cassette nido come strumento di conservazione negli ambienti agricoli, ma ad una condizione: mantenere un paesaggio eterogeneo, caratterizzato dalla coesistenza tra coltivazioni e habitat naturali, come boschi, siepi e arbusti, resta un fattore cruciale per garantire la nidificazione di queste specie all’interno degli ambienti agricoli. Inoltre, la predilezione per strutture già abitate nelle annate precedenti sembra suggerire che gli uccelli memorizzino i siti di nidificazione di maggior successo, sottolineando l’importanza di curare con costanza la manutenzione e la stabilità di queste strutture, senza alterarne la posizione.
Vigneti e frutteti che vogliono davvero diventare biodiversity friendly devono puntare su entrambe le direzioni: installare cassette nido e tutelare o ripristinare quegli elementi di diversificazione del paesaggio funzionali alla biodiversità. Solo così la fauna selvatica potrà tornare a chiamare “casa” anche questi ambienti.
Ringraziamenti
Un doveroso ringraziamento va alle aziende dell’Associazione Biodistretto di Trento coordinate da Giuliano Micheletti, che hanno partecipato alla sperimentazione sulle cassette nido, supportando il personale MUSE nel corso delle attività: Azienda Agricola Foradori, Cantina Aldeno, Cantine Ferrari, Cantina Lavis, Cantina Moser, Cooperativa Samuele, Cantina Sociale Trento, Maso Cantanghel, Maso Martis e Società Frutticoltori Trento.
Marco SalvatoriUfficio Ricerca e collezioni museali |
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Emanuela GranataCollaboratrice di ricerca |
Alessandro FranzoiUfficio Ricerca e collezioni museali |
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Chiara FedrigottiUfficio Ricerca e collezioni museali |
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