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Scelte di scuola e lavoro

L’esperienza di “Racconti di futuro” e il MUSE

Racconti di futuro

Mercoledì 11 febbraio 2026

C’è chi, affacciandosi per la prima volta al mondo del lavoro dopo la scuola superiore, cerca conferme alle proprie aspirazioni. Chi prova a immaginare il proprio futuro partendo dall’ascolto di chi ha già intrapreso un percorso e chi invece prova a orientarsi in un mondo che offre molte possibilità, ma anche molte domande.
Da oltre dieci anni il MUSE propone opportunità di formazione e orientamento a studentesse e studenti, tra cui rientrano i Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (Alternanza Scuola Lavoro), rivolti a chi frequenta il terzo, quarto e quinto anno della scuola secondaria di II grado

Si tratta di esperienze e progetti immersivi, svolti negli uffici e nelle aree del MUSE o nelle sedi territoriali, in affiancamento a ricercatrici e ricercatori, funzionarie/i e professioniste/i dello staff MUSE, che permettono di conoscere da vicino ambiti e profili professionali differenti.
Nel 2024-25 sono state oltre 150 le studentesse e gli studenti coinvolti nei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro al MUSE. Progetti e tirocini tuttora in corso propongono percorsi capaci di integrare l’apprendimento in aula con esperienze pratiche, favorendo lo sviluppo di competenze e supportando le scelte future di studio e lavoro.

In questo scenario di orientamento, si inserisce un’iniziativa giunta quest’anno alla sua seconda edizione presso il Liceo Leonardo da Vinci di Trento: “Racconti di futuro”. Nata per volontà della professoressa Cinzia Detassis e condivisa con la dirigente dell’Istituto, prevede l’incontro tra studentesse e studenti del quinto anno e professioniste/i provenienti da contesti e ambiti diversi, tra cui, nell’ultima edizione, anche sette persone esperte del MUSE.

La docente ci ha raccontato di aver coinvolto, in ciascuna delle due edizioni, oltre 250 studentesse e studenti e circa 40 professioniste e professionisti, rappresentativi di ambiti giuridico-economici, tecnico-scientifici, naturalistici, sanitari, socio-sanitari, comunicativi-multimediali e museali-culturali.

L’obiettivo principale, come ci ha spiegato, è “orientarli in un mondo disorientante”. E ha aggiunto: “Quando avevo la loro età, questa sarebbe stata un’opportunità che avrei desiderato e amato, per avere idee più concrete o per confermare – o meno – le mie, seppur vaghe, idee per il futuro”.

Abbiamo quindi raccolto le testimonianze di alcune colleghe e alcuni colleghi del MUSE che hanno partecipato a “Racconti di futuro”.

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Luigi Fiore, avvocato

Nel dialogo con le/i giovani, quale aspetto del tuo lavoro ha suscitato più interesse?

Sicuramente la sorpresa di trovare un avvocato all’interno di un museo: una figura professionale che, nell’immaginario comune, viene confinata nelle aule di tribunale e quasi mai accostata ad attività di consulenza per il mondo della cultura.

Qual è la domanda più strana che ti hanno fatto?

Mi è stato chiesto se, all’interno del percorso di studi in giurisprudenza, dovrebbero essere previste discipline di area psicologica. A mio avviso, le doti relazionali e l’empatia di un professionista si affinano soprattutto con l’attività sul campo. Non va dimenticato che una persona si rivolge al professionista per risolvere un problema: in tale contesto, sono proprio l’autorevolezza e la preparazione tecnica a trasmettere sicurezza, permettendo al cliente di affrontare le difficoltà con maggiore serenità.

Giulia Bombieri, zoologa

Che tipo di interesse ha suscitato la tua professione?

Alcune studentesse e studenti sono stati colpiti dal fatto che fare lo zoologo sia una professione (in effetti è davvero poco conosciuta) e non un hobby e mi hanno chiesto cosa significhi nella pratica questo mestiere, in cosa consista. Mi hanno fatto domande su cosa significhi “fare ricerca”, monitorare le specie, studiare gli animali all’interno del loro ambiente naturale (che è differente da studiarli all’interno delle collezioni conservate ad esempio in un museo).

Qual è la domanda più ricorrente che ti hanno fatto?

Era molto richiesta la descrizione della mia giornata lavorativa tipica, che, per la particolarità del mio mestiere, varia secondo la stagione dell’anno. In alcuni periodi lavoro “sul campo” per attività di ricerca e di studio, altri in museo, per l’elaborazione dei dati raccolti in precedenza e proprio per “creare parti di scienza”. Per la parte sul campo, serve organizzarsi adattandosi al ciclo di vita degli animali, alcuni infatti sono in attività al mattino presto, alcuni in estate o in inverno, questa varietà è stata molto attrattiva.

Cosa porti “a casa” da questa esperienza?

Ritengo che iniziative come questa andrebbero organizzate più di frequente: in quinta superiore non si hanno spesso occasioni per conoscere cosa sarebbe possibile fare “dopo”, ritengo esista una responsabilità sociale di indirizzare i giovani. Ho avuto la fortuna di incontrare dopo il termine del suo percorso di studi Lucia, che aveva svolto un periodo di Alternanza Scuola Lavoro negli uffici di ricerca MUSE e da questa esperienza, appassionatasi alla ricerca, si è iscritta a Scienze Ambientali per poter proseguire nei suoi studi.

Eugen Behrens, tecnico museale

Quale aspetto del tuo lavoro è stato notato maggiormente?

Le ragazze e i ragazzi erano più curiosi del mio percorso che del lavoro in sé: volevano capire come ho scelto cosa volessi fare nel mio futuro e come si può scegliere un percorso che rispecchi le proprie passioni. Ho descritto in cosa consista il mio lavoro e sono rimasti colpiti dalla varietà delle mansioni che comprende: abbiamo scoperto assieme la giornata “tipo”, il fatto che non sia prettamente un “lavoro d’ufficio” e cercato di capire più nel concreto cosa faccio in Museo (ma non solo).

Qual è la domanda più strana che ti hanno fatto?

Mi hanno chiesto se durante l’università secondo me è possibile fare qualche “lavoretto” per mantenersi. Ho percepito molta preoccupazione per il costo della vita, soprattutto tra chi pensa di trasferirsi in un’altra città per studiare e anche la paura e la pesantezza nel dover decidere per il proprio futuro.

Francesca Rossi, ornitologa

Quali sono le principali domande che ti hanno fatto?

Mi sono state rivolte diverse domande con la stessa frequenza: che percorso di studi ho seguito, quali potessero essere le facoltà più vicine agli interessi dei giovani come loro, che differenza c’è tra Scienze Forestali e Scienze Naturali, quali difficoltà ho incontrato, dapprima all’interno del mio percorso di studi e poi all’ingresso nel mondo del lavoro, quanto potrebbe essere utile andare all’estero. Un solo ragazzo ha chiesto informazioni sullo stipendio percepito, erano in genere molto incuriositi dalla mia professione, ma nessuno direttamente interessato a intraprenderla.

Cosa porti con te da questa esperienza?

Porto in me la sensazione che la maggior parte delle ragazze e dei ragazzi sia molto interessata a scegliere una professione sicura e remunerativa, ma allo stesso tempo indecisa e preoccupata di fronte al fatto di non sapere che cosa andranno veramente a fare. Altri invece, appaiono più decisi e dicono di avere già scelto facoltà universitarie quali Matematica, Biotecnologie, Fisioterapia; solitamente sono stati consigliati da persone che stimano molto e che svolgono quella professione, oppure sono particolarmente portati per quella materia.
Con tutte/i, la discussione si è concentrata su quanto la scelta di una professione debba prima di tutto tener conto dei propri interessi: ho quindi cercato di far capire che il lavoro occupa gran parte della giornata per molti anni della propria vita e che è importante cimentarsi in ciò che piace

Articolo di

Paola Bottaro
Ufficio programmi per il pubblico

 

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