Martedì 3 febbraio 2026
Per secoli, gli orsi bruni hanno abitato le foreste alpine ma, a partire dal XVIII secolo la deforestazione, l’espansione agricola e la persecuzione diretta ne hanno causato un lento ma implacabile declino. Quando alla fine degli anni ’90 è stato avviato il progetto europeo LIFE Ursus, promosso e coordinato dalla Provincia di Trento insieme al Parco Adamello Brenta e a ISPRA, sulle Alpi restavano appena 2–3 orsi.
L’obiettivo era ambizioso: evitare l’estinzione definitiva e mantenere gli orsi sulle montagne dove erano sempre vissuti. Tra il 1999 e il 2002, dieci orsi sono stati traslocati dalla Slovenia – popolazione geneticamente simile – alle Dolomiti di Brenta, unica area delle Alpi in cui la specie era ancora presente.
Uno studio da poco pubblicato sulla rivista scientifica Biological Conservation (disponibile a questo link) ha indagato le dinamiche della popolazione di orso bruno delle Alpi centrali, avvalendosi di oltre vent’anni di monitoraggio genetico. La ricerca è stata condotta da MUSE – Museo delle Scienze di Trento, assieme ai Servizi Faunistici delle Province Autonome di Trento e di Bolzano, il Parco Nazionale dello Stelvio, ISPRA e la Fondazione Edmund Mach.
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Come viene monitorata la popolazione di orso?
Dal 2003 la popolazione viene attentamente monitorata grazie a un ampio sforzo coordinato dal Servizio Faunistico della Provincia Autonomia di Trento che ha coinvolto diversi enti: il Corpo Forestale del Trentino, il Parco Naturale Adamello Brenta, il Parco Nazionale dello Stelvio, l’Associazione Cacciatori Trentini, il personale delle Regioni Lombardia e Veneto, della Provincia autonoma di Bolzano e numerosi volontari. Il monitoraggio genetico, che si svolge ogni due anni, si basa su protocolli rigorosi e riconosciuti a livello internazionale. Apposite trappole per la cattura di ciuffi di pelo vengono posizionate in maniera sistematica nell’areale della specie, e controllate periodicamente. Altri campioni biologici vengono raccolti in modo opportunistico, e possono includere anche escrementi o saliva (Figura 1). I campioni vengono quindi analizzati dall’Unità di Genomica della Conservazione della Fondazione Mach, che associa i campioni biologici raccolti ai singoli individui di orso e ne ricostruisce i legami di parentela. L’obiettivo è ottenere l’identità del maggior numero possibile di individui presenti sul territorio.
Cosa è emerso dallo studio?
Tra il 2003 e il 2023 sono stati raccolti oltre 4.400 campioni genetici riferiti a più di 220 orsi. I dati mostrano una popolazione in crescita: nel 2023 stimata (ultimo dato analizzato 2023) tra i 90 e 120 individui (in media 106), con una densità di 1,6 orsi ogni 100 km² nell’intera area di studio e 2,5 orsi/100 km² nell’area di presenza stabile delle femmine. Si tratta di valori in linea con quelli di altre popolazioni di orso europee, con una crescita media annua della densità del 7,7%.
Grazie a modelli statistici avanzati è stato possibile mappare e confrontare le densità degli orsi nel corso del tempo e tra aree geografiche diverse. Sia fattori ambientali che umani sembrano avere effetti sulla densità di orsi: i valori maggiori sono legati ad aree più impervie e vicine al sito di reintroduzione in val di Tovel.
Le analisi hanno permesso inoltre di far emergere differenze tra maschi e femmine: mentre i maschi hanno mostrato maggiore propensione alla dispersione su ampie distanze, nessuna femmina è uscita dall’area di studio in modo permanente (Figura 1). Queste differenze si riflettono anche sui tassi di sopravvivenza, più alti nelle femmine rispetto ai maschi, e negli adulti rispetto ai giovani, esposti a rischi maggiori.
Nonostante la minore mobilità, l’areale delle femmine è quasi quadruplicato negli ultimi vent’anni (Figura 2). L’espansione riguarda però solo le aree a ovest della Val d’Adige, dove la diffusione di aree urbanizzate preclude il passaggio degli individui e dunque il potenziale collegamento con la popolazione ursina Balcanica
Grazie all’analisi dei dati raccolti in oltre vent’anni di monitoraggio coordinato dalla Provincia Autonoma di Trento, lo studio fornisce il primo quadro completo dell’evoluzione della popolazione di orso bruno nelle Alpi centrali, confermando l’efficacia del progetto di reintroduzione nel ristabilire una popolazione vitale di orsi. Al contempo, evidenzia che la popolazione ursina risulta ancora vulnerabile nel medio-lungo termine a causa dell’isolamento geografico e del numero di individui.
Per favorire una coesistenza duratura, rimane prioritario conciliare la tutela della popolazione di orso con la sicurezza e le esigenze delle comunità locali. Lo studio mette a disposizione nuove evidenze scientifiche, solide e verificabili, contribuendo alla gestione informata della fauna e alla condivisione trasparente delle conoscenze.
Articolo di
Giulia BombieriUfficio Ricerca e collezioni museali |
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Marco SalvatoriUfficio Ricerca e collezioni museali |
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