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Premio MUSE Antropocene 2025

Festival CinemaZero

OH BRAVE NEW WORLD – Nuove resistenze / alleanze fra umani, IA e mondi virtuali

Appare ormai evidente che i LLM sono entità tecnosociali che stanno cambiando, e sono destinate a stravolgere, la vita di tutti. “L”invenzione definitiva dell’Umanità” fra le iperbole usate nel recente saggio di Alessandro Areso Geopolitica dell’Intelligenza Artificiale (Feltrinelli, 2025). Di sicuro potenzieranno a dismisura l’estensione e la rilevanza della già ingombrante infosfera digitale che avvolge il pianeta con i dati interconessi. Sorge un Pianeta latente (Cosimo Accotto, Egea, 2024) che fra social, immagini digitali, mondi virtuali e agenti IA ipoteca dal predominio degli umani i mondi dell’informazione, dell’educazione, della produttività, della finanza e della creatività. In questa sezione cerchiamo opere audiovisive di “cinema zero” dedicate alla “messa in scena” di questo assalto digitale al mondo analogico e umanistico nei suoi paradossi, possibilità, meraviglie, orrori, proponendo storie di resistenza e/o alleanza fra mondi – ed esseri – reali e virtuali, naturali e sintetici, umani e post-umani.

OPERA VINCITRICE

Gabriela Tropia Organising Principles of Experience (Regno Unito | 13′, 2025)

La grande regista sperimentale Maya Deren e le sue parole riprendono vita grazie all’intelligenza artificiale e dialogano con l’autrice per immaginare nuovi film, esplorando memoria, possesso e l’aldilà digitale.

Motivazione premio Giuria

Grazie a un uso consapevole e mai scontato dell’intelligenza artificiale, Gabriela Tropia gira un film-codice che non vuole nascondere la propria natura di prodotto digitale; al contrario, il film rivendica tale natura per costruire un rituale cinematografico fatto di corpi danzanti e tradizioni haitiane, elementi centrali della poetica di Maya Deren, regista pioniera del cinema d’avanguardia degli anni ’40 e ’50 e figura centrale del film, reinterpretata e ri-animata dall’intelligenza artificiale. Nel dialogo tra le due registe emerge un’acuta riflessione sull’atto creativo – tra arte, tecnologia e biologia – e sul futuro del cinema stesso. Il lavoro di Tropia ben raccoglie la sfida di MUSE di immaginare futuri desiderabili in cui la tecnologia è posta al servizio dell’umano e non il contrario.

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