We are the Flood, noi siamo il diluvio

07/04/2022
“We are the Flood, noi siamo il diluvio” è la nuova piattaforma “liquida” - ossia in continuo movimento e trasformazione – sui temi della crisi climatica, delle interazioni antropoceniche e della transizione ecologica visti e interpretati con gli occhi dell’arte contemporanea. Il progetto, di durata annuale, è promosso dal MUSE – Museo delle Scienze con la curatela artistica di Stefano Cagol e consiste in una serie di proposte per avvicinarsi alle questioni dell'Antropocene attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, guidati dalle suggestioni di artisti di fama internazionale.   

Per tutto il 2022, a iniziare dall’8 aprile, “We are the Flood” solleciterà il pubblico con più “ondate”, momenti di approfondimento e proposte diversificate che includono una residenza d'artista, un ciclo di conferenze, una masterclass, laboratori didattici e un programma espositivo di mostre “liquide” (mostre agili con artisti di rilievo internazionale e artisti emergenti under 35, selezionati con open call). Si parte l’8 aprile con l’apertura a Palazzo delle Albere di uno spazio dedicato al progetto e con il lancio della prima open call rivolta agli artisti under 35.  

“Il progetto – spiegano Stefano Cagol, ideatore e curatore di We are the Flood e Carlo Maiolini, referente della programmazione “Science & Humanities” di Palazzo delle Albere – nasce dalle urgenze attuali e dall’esigenza irrinunciabile di sondare e decodificare attraverso l’arte contemporanea tematiche ecologiche, climatiche e sanitarie sempre più complesse. L’interpretazione artistica diviene un tramite ideale per affrontarle, distillarle e renderle recepibili anche a un pubblico di non esperti, per dare forma a una co-scienza dove quel prefisso significa proprio con, insieme.”  

Nella prima “mostra liquida” che inaugura lo spazio a Palazzo delle Albere, pensato come hub “fluido” delle iniziative We are the Flood, sono presenti le opere di sei prominenti artisti internazionali: Eugenio Ampudia (Spagna), Nezaket Ekici (Turchia/Germania), Elena Lavellés (Spagna), Shahar Marcus (Israele), Hans Op de Beeck (Belgio) e Philip Samartzis (Australia), artisti che spaziano nei campi della video arte, l’ecoacustica e la performance art, portandoci dagli iceberg e il ghiaccio frammentato dell’Antartide al deserto del Negev, dall’acqua al fuoco, fino a un ipnotico oro nero.  

Contemporaneamente, l’8 aprile, We are the Flood lancia una open call (aperta fino al 15 maggio) e rivolta ad artisti under 35 di qualsiasi nazionalità, invitati a proporre opere attorno ai temi trattati, che potranno essere inserite nel programma e nella “Mostra Liquida #2”, la cui inaugurazione è prevista per il 5 giugno.   

L’articolato programma We are the Flood prevede anche una serie di incontri con il pubblico a partire dal 4 maggio in collegamento con Venezia, dove Stefano Cagol sarà presente alla Biennale Arte 2022.   

In estate, è prevista infine una masterclass per artisti e creativi e una residenza d’artista.   

We are the Flood si fonda sull’idea di condivisione, “ambisce a radicare un noi per creare una nuova consapevolezza dell’oggi e immaginare modi di esistenza diversi”, spiega Stefano Cagol, e per questo coinvolge un comitato di ricercatori consulenti composto, tra gli altri, da Giorgia Calò, Elisa Carollo, Alessandro Castiglioni, Blanca de la Torre, Gianluca D’Incà Levis, Mareike Dittmer, Julie Reiss, Rachel Rits-Volloch e Nicola Trezzi, a cui si affianca il think tank MUSE "Antropocene" coordinato da Massimo Bernardi 

We are the Flood è un progetto di Muse ideato e curato da Stefano Cagol, artista che da anni sta affrontando le tematiche ecologiche esponendo in biennali come quella di Venezia (2022, 2013, 2011), Curitiba (2019) e Xinjiang (2014).   

Il progetto si articola in "ondate"
> una residenza d'artista internazionale sui temi dell'Antropocene 
> un ciclo di conferenze 
> una masterclass 
> laboratori didattici 
> una serie di mostre liquide 


 
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