WE ARE THE FLOOD. Noi siamo il diluvio

Visita guidata e proroga della mostra liquida # 2

18/07/2022
​Visto il successo ottenuto, il progetto espositivo tra arte, scienza e archeologia “WE ARE THE FLOOD. Noi siamo il diluvio”, nato dalla collaborazione tra MUSE - Museo delle Scienze di Trento e l'artista Stefano Cagol, è prorogato nella Tridentum Sotterranea fino al 28 agosto.  Lo annunciano con piacere MUSE e Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, che invitano il pubblico a una visita guidata mercoledì 20 luglio dalle 16 alle 18. L'appuntamento è gratuito con biglietto d’ingresso allo spazio archeologico (2,50 euro). 

I visitatori saranno accompagnati dal curatore della mostra, l’artista Stefano Cagol, e da tre degli artisti under 35 partecipanti: Silvia Listorti, la cui opera in vetro è esposta proprio sulle vestigia di un antico laboratorio vetrario evocando l’idea di cambiamenti che cancellano vite, abitudini, società; Giacomo Segantin, con il suo video su spettacolarizzazione e disastri ecologici; e g. olmo stuppia, che racconterà i suoi ecowalks tra residui industriali realizzati come parte del Public Program del Padiglione Italia alla Biennale Arte di Venezia 2022.  
L’incursione espositiva nella Tridentum Sotterranea del S.A.S.S. Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas è messa in atto da “WE ARE THE FLOOD. Noi siamo il diluvio", una piattaforma liquida su crisi climatica, interazioni antropoceniche e transizione ecologica del MUSE, ideata e curata da Stefano Cagol.  
Le opere presentate in questo contesto d’eccezione includono una quindicina di interventi di artisti di provenienze e generazioni diverse, suggestivi video, documentazioni di progetti densi di concetti e installazioni realizzate appositamente ed esposte lungo l’intero percorso di visita del sito archeologico, a confronto con i resti architettonici antichi, romani e medievali, instaurando un dialogo efficace con la storia per guardare al futuro. Tra queste, un’opera filmica del belga Hans Op de Beeck, poetica e critica al tempo stesso, nella quale si vede un paesaggio continuamente creato e distrutto dall’uomo, l’opera video dell’artista del Kirghizistan Shaarbek Amankul con uomini e donne chiuse in gabbia e lo sfondo dei laghi e deserti montuosi di quella nazione, e quella dell’australiana Janet Laurence, che evoca incendi distruttivi. Ci sono poi gli interventi di Sacha Kanah, Giulia Nelli, Micol Grazioli, e l’installazione audio di Fabio Marullo e Barbara De Ponti che riproduce documenti del secolo scorso riguardanti l’identità e la salute dei ghiacciai alpini, amaramente attuale nel momento della tragedia della Marmolada.  
L’arte dimostra così la sua capacità di veicolare temi complessi dell’oggi attraverso immagini evocative che aiutano a comprendere meglio quanto la scienza e la storia insegna, ma troppo spesso siamo abituati a ignorare.   

Siamo molto contenti di aver incrociato percorsi espositivi apparentemente lontani fra di loro nello spazio e nel tempo - affermano gli organizzatori della mostra Stefano Cagol Carlo Maiolini -. Gli oltre 1.500 visitatori che hanno visitato l’area archeologica del “Sas” nel periodo di apertura della mostra (dal 10 giugno 2022) hanno apprezzato l’inusuale accostamento fra passato e futuro, raccogliendo la nostra sollecitazione a pensare all’Antropocene come un destino unitario costruito dalla nostra specie in millenni di innovazioni e sforzi collettivi per affrancarsi dai limiti imposti dalla natura. Un destino che in questi anni deve però giungere a un punto di svolta, mutando il proprio approccio da muscolare ad empatico, da competitivo a collaborativo, da estrattivo a rigenerativo” . 

Le opere sono state scelte dall’ideatore e curatore di WE ARE THE FLOOD Stefano Cagol insieme al gruppo di lavoro composto da Carlo Maiolini del programma MUSE ‘Science & Humanism’, Massimo Bernardi del ‘Think tank MUSE Antropocene’, e un board of research advisors che include curatori come Blanca de la Torre, Alessandro Castiglioni, Elisa Carollo, Rachel Rits-Volloch e Khaled Ramadan.  
La mostra è realizzata in collaborazione con la Soprintendenza per i beni culturali della Provincia Autonoma di Trento e il Centro Servizi Culturali Santa Chiara 

Progetto con il supporto di IBSA Foundation per la ricerca scientifica. Si ringraziano DAO e Conad
 
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