Ciao Francesco

31/08/2018
15 agosto 2018

Ciao Francesco, con i tuoi sorrisi e la tua umanità,
grazie di tutto...

Francesco ha lavorato con noi in museo per un quarto di secolo, e certo non passava inosservato grande e grosso com'era, al pari della sua cordiale umanità.

Per certi aspetti sembrava un uomo d'altri tempi, con le sue camicie a scacchi e l'attenzione per le cose concrete, reali. Così foglie, pigne, rametti, frammenti vegetali di ogni tipo, prima o poi venivano classificati, determinati. Accennare invece ad un uso del virtuale che andasse al di là del mero strumento poteva scatenare una reazione tanto sentita quanto argomentata - rigorosamente in dialetto veneto, in quei casi.

Ha partecipato al rifacimento delle sale permanenti del museo ancora in via Calepina, nonché alla progettazione di molte mostre a carattere naturalistico. Alcuni lo ricordano mentre passeggia con un cinghiale imbalsamato sotto braccio per portarlo in un'altra sala: a chi non sarebbe venuto in mente Obelìx? Così come in quella mattina invernale in cui fece mettere da parte il seghetto del ferro per far saltare 'a mano' un lucchetto di bicicletta.

Ha partecipato alla progettazione e alla stesura di contenuti per centri visita e altri luoghi di interpretazione territoriale, al progetto generale dei contenuti del Muse e dei successivi piani di dettaglio. Ha scritto un'infinità di brevi testi didattici su piante, usi erboristici, proprietà medicinali, ha preparato (essicazione, fissazione) materiali botanici per vari usi museali. In anni ormai lontani ha partecipato attivamente agli inizi della didattica laboratoriale svolta in museo - quando perdeva la pazienza in aula, la sua voce tuonava fin giù in cortile, ma tutti sapevano che erano urla di un gigante buono.

Come aveva una passione quasi da rigattiere per moltissimi tipi di oggetti che raccoglieva sistematicamente (chiodi vecchi, schedine del telefono idem, monete pure, libri vecchi e anche no, micrometeoriti, suppellettili da barbiere e via elencando interminabilmente), del pari erano moltissimi gli argomenti di cui si poteva discutere con lui, al di là del lavoro, sempre con passione ed equilibrio, con sostanza. Raramente si finiva a parlare anche dei figli e allora si illuminava, tanto li aveva a cuore. Tutti e tre.
 
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