Montagne in guerra

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L'esposizione - ospitata al Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo - si articola in cinque sezioni tematiche che affrontano le Dolomiti come teatro naturale del conflitto, il riadattamento di scienza e tecnologia alla pragmaticità delle esigenze belliche, la militarizzazione del paesaggio, i danni causati all'ambiente montano  dall'utilizzo di artiglieria pesante e le tracce lasciate dal conflitto, oggi documento di una vicenda tra le più drammatiche storia. 

Il Teatro Naturale
Le regioni alpine furono occupate e gestite da popoli di diversa provenienza. La crescita demografica spinse gli abitanti a dissodare boschi sempre più ripidi o più in quota per ricavarne campi e prati: il paesaggio naturale si trasformò poco a poco in un paesaggio forgiato dalle attività umane. Eppure prima del conflitto la montagna era quasi vuota. Poche strade e ferrovie attraversavano un territorio dotato di infiniti sentieri.

La Montagna Studiata
Nel 1915 la Grande Guerra raggiunse uno dei campi di combattimento più estremi: le cime delle montagne. Mai la guerra era stata combattuta in un ambiente così severo, dove la conformazione topografica rendeva impossibili gli attacchi diretti e le condizioni climatiche rappresentavano talora un ostacolo insormontabile. La geografia, la geologia, il clima, le caratteristiche fisiche di questi ambienti rappresentarono un vincolo fondamentale nello sviluppo di strumenti e strategie. Il primo conflitto mondiale costrinse il mondo scientifico allo sforzo di riadattare la scienza pura alla pragmaticità delle esigenze belliche. Ma se la scienza pervase la guerra, la guerra trasformò in modo importante il mondo della scienza. La "mobilitazione scientifica" accelerò e favorì importanti sviluppi dal punto di vista organizzativo, con conseguenze di lunghissimo periodo. 

La Montagna Addomesticata
La Prima Guerra mondiale comportò una profonda e diffusa "militarizzazione del paesaggio" iniziata già negli anni precedenti. Esso scardinò totalmente i modi che le popolazioni locali avevano fino a quel tempo adottato nell'uso dei loro pascoli e boschi. Negli anni immediatamente precedenti il conflitto e nei quattro anni di guerra la costruzione di mulattiere, strade, postazioni di tiro, forti corazzati, baraccamenti, acquedotti e teleferiche intaccò in modo invasivo pendici mai toccate prima dalla presenza dell'uomo e trasformò in modo radicale e permanente i panorami di molte aree dolomitiche.  

La Montagna
Ferita
La guerra totale ebbe un impatto devastante sulle terre dove si combatté. I danni più evidenti furono causati dall'uso degli esplosivi e della nuova, potentissima artiglieria pesante, capace di generare crateri, dissesti e frane, di staccare enormi blocchi di pietra cambiando per sempre la configurazione fisica di creste e colline. 

La Montagna che Ricorda
Il "paesaggio di guerra" è stato in gran parte riassorbito dal lavoro di generazioni e dal tempo. Oggi il nostro sguardo ne può cogliere le tracce soprattutto negli ambienti di montagna (dove gli avvallamenti segnalano ancora solchi di trincee e di esplosioni) e nei resti di fortificazioni che la sensibilità pubblica conserva come documento di una vicenda tra le più drammatiche della sua storia.​

 
MONTAGNE IN GUERRA:
UOMINI, SCIENZA, NATURA SUL FRONTE DOLOMITICO 1915-1918.

Ideazione e curatela
Marco Avanzini, Isabella Salvador - MUSE, Museo delle Scienze – Trento

Promossa e organizzata da
MUSE, Museo delle Scienze di Trento
Fondazione Dolomiti Dolomiten Dolomites Dolomitis UNESCO - Rete del Patrimonio Geologico (Provincia autonoma di Trento)
Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
       
In collaborazione con
Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto
Soprintendenza per i Beni Culturali - Ufficio Beni Architettonici
Archivio di Stato di Trento
Università di Trento – DICAM, Corso di Laurea in Ingegneria
edile-Architettura
Società Geologica Italiana
ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
Geologische Bundesanstalt di Vienna

Contributi di
Marco Avanzini, Isabella Salvador - MUSE
Fabio Massimo Petti - Società Geologica italiana
Fabiana Console, Marco Pantaloni - ISPRA
Anna Pisetti, Nicola Fontana - Museo storico italiano della Guerra
di Rovereto
Giovanna Massari, Lewis Dal Magro - Università degli Studi di Trento

Progetto allestimento e direzione lavori
Studio BBS, Trento

Progetto grafico
Alessio Periotto - DesignFabrick

Traduzioni
Blanco y Negro, Trento
   
Allestimenti
Servizio per il sostegno Occupazionale e la Valorizzazione Ambientale, Provincia Autonoma di Trento; Win Sport s.r.l.; Albertini s.r.l.

Diorami
Marco Avanzini, MUSE

Illuminotecnica
G.T.E. Elettrica
 
Ufficio stampa e comunicazione
MUSE

Collaborazioni
Daniela Angetter,Tiziano Bertè, Aldino Bondesan, Alberto Carton, Pietro Dalprà, Lavinia Del Longo, Gabriele Devigili, Massimo Eder, Paolo Giovannini, Bernhard Hubmann, Vittoria Laterza, Cristian Lavarian, Annibale Mottana, Claudio Marconi, Paola Matonti, Pietro Nastasi, Filippo Prosser, Rosa Tapia, Alessandra Tomasi, Paolo Sammuri, Giuliano Sartori, Lorenzo Bassi, Federico Berghi, Nicolò Chenetti, Marta Flaim, Silvia Longo, Stefano Longo, Tania Pedron, Enrico Riga, Giovanni Toller.

Archivi
Biblioteca MUSE (Museo delle Scienze di Trento).
Biblioteca Ispra, Collezioni cartografiche del
Servizio Geologico d’Italia (ISPRA).
Archivio di Stato di Trento, K.u.k. Geniedirektion Trient,
atto di concessione n.12 del 4/5/2016, Prot. 633/28.13.07.4, (ASTn).
Bildarchiv der Osterreichischen Nationalbibliothek, Wien (BA).
Museo Storico Italiano della Guerra, Archivio fotografico (MGR).

 
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Mostra
Dove
Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo
Quando
Dal 24 giugno 2016
Al 14 gennaio 2017
Orari
orari di apertura del museo
Per chi
Tutti
Scuole
Biglietto
compreso nel biglietto