Le attività

della sezione Biodiversità tropicale



La Sezione di Biodiversità Tropicale è stata istituita nel 2008, consolidando attività di ricerca ed esplorazione delle foreste dell' Arco orientale della Tanzania. Tali attività sono iniziate negli anni '90 e proseguono con programmi di ricerca e conservazione, sia nei Monti Udzungwa, Tanzania meridionale, sia in altre località del cosiddetto Eastern Afromontane, un vasto sistema di catene montuose isolate che va dall'Etiopia a nord, fino allo Zimbabwe a sud. In particolare le ricerche si sono concentrate nel Congo orientale, in Ruanda e in Etiopia.
 
 
Perchè Biodiversità Tropicale nel Muse?
Perchè
le foreste tropicali sono il bioma più ricco, ma anche quello meno conosciuto e più minacciato del pianeta, e tutti - nell'era della globalizzazione - dobbiamo condividere la responsabilità di conservarle intatte e trasmettere tale responsabilità alle generazioni future.

Perchè
crediamo sia importante trasferire la missione di un museo moderno – avvicinare natura e società - in paesi dove difettano le risorse e istituzioni che possono facilitare questo processo.

Perchè
contribuire alla conoscenza scientifica e alla consapevolezza ambientale globale è un elemento inscindibile dallo sviluppo culturale di ogni società.
 
La ricerca scientifica


La ricerca muove dall'inventariazione della diversità vertebrata di aree poco conosciute e talvolta ancora inesplorate, con successive analisi dei pattern biogeografici e delle dinamiche di speciazione, così come allo studio di popolazione e modellistica ecologica di specie chiave degli ecosistemi forestali. I risultati scientifici, che includono la descrizione di molte specie nuove, sono utilizzati anche per la valorizzazione e prioritizzazione dei siti in oggetto e per la definizione di strategie di conservazione.

Accanto alla pura documentazione, si inseriscono linee di ricerca di rilievo che adottano approcci multidisciplinari sia per studi di ecologia, genetica, filogenetica e fisiologia - con modalità diverse e variabili scale spazio-temporali - sia per studi di pattern evolutivi e radiazioni filogenetiche, che dinamiche di popolazioni, con specialmente riguardo per quelle minacciate come nel caso di alcuni mammiferi. I dati e i campioni raccolti forniscono e incrementano la collezione del Museo, e la nuova piattaforma di banche dati in progressiva organizzazione e pubblicazione on-line secondo moderni approcci bioinformatici.

 
Linee di ricerca principali:
Ecologia e conservazione di mammiferi forestali
Lo studio verte su popolazioni minacciate indicatrici della qualità e salute delle foresta pluviale, principalmente primati e antilopi forestali (recentemente esteso alla nuova specie di toporagno-elefante gigante descritta nel 2008). La ricerca adotta metodologie di analisi veloci e non-invasive in modo o da fornire risultati e modelli predittivi in tempo utile per sviluppare piani di conservazione. Alle stime di abbondanza e all’analisi dei fattori ambientali che possono determinarne le variazioni, si sono affiancate componenti di modellistica ecologica e di genetica di popolazione. In particolare, dal 2010 è stata avviata una linea di ricerca sui primati dei Monti Udzungwa dove i risultati ecologici e molecolari sono stati abbinati a studi non-invasivi riguardanti la loro fisiologia (carico parassitario, concentrazione ormonale, tasso microbico dell’intestino), affinchè si possano identificare modelli sullo stato di salute ed ecologico delle popolazioni campione, e derivare trend futuri tenendo conto dell’effetto del disturbo antropico e della frammentazione dell’habitat su tali popolazioni di studi.

L'erpetofauna dell'Eastern Afromontane: storia evolutiva, rischio di estinzione e aree chiave per la conservazione
La linea di ricerca origina da censimenti zoologici pluriennali che, partendo dai Monti Udzungwa, si sono estesi ad altre aree dell’hotspot di biodiversità denominato Eastern Afromontane (regioni montuose dell’Africa orientale). In parallelo all’obiettivo di determinare la diversità di anfibi e rettili e fornire indicazioni sullo stato di conservazione delle aree oggetto di studio si è consolidata una componente di analisi filogenetica e dei pattern di speciazione che ha usato gli anfibi e rettili come gruppo modello. Oltre agli obiettivi strettamente scientifici, la linea di ricerca ha generato la collezione di erpetofauna dell’Africa orientale e banche dati di record di presenza ed è pertanto funzionale alle attività di gestione, informatizzazione e divulgazione delle banche dati stesse.

Diversità vertebrata e valutazione di specie chiave nelle foreste montane dell’Africa orientale
Questa linea di ricerca è relativa alla componente critica di inventariazione zoologica e di assessment dello stato di conservazione di regioni meno conosciute. E’ una linea di ricerca di lungo periodo, funzionale a molti altri studi focali della Sezione. Avviata nelle foreste dell’Arco orientale della Tanzania, sono state condotte spedizioni nelle foreste del Congo, Etiopia, Rwanda.

TEAM network: early warning system per i mammiferi di foreste pluviali
Questa recente linea di ricerca applica metodi di ecologia quantitativa ai dati di mammiferi fototrappolati nell’ambito del TEAM network (vedere ‘Monitoraggio della biodiversità’, per determinare i pattern di variazione spazio-temporale delle comunità rilevate da tutti i 16 siti nel mondo che attualmente formano la rete.
 
Ecosistemi target
Ambienti tropicali con alta biodiversità con particolare riferimento ai sistemi montuosi dell'Eastern Afromontane biodiversity hotspot, che si trova principalmente in Africa orientale. Area focale di molte attività sono i Monti Udzungwa della Tanzania meridionale, dove ha sede l’Udzungwa Ecological Monitoring Centre . I Monti Udzungwa sono il blocco montuoso più grande e biologicamente importante dell’Eastern Arc Mountains.
I complessi montuosi dell'hotspot "Eastern Afromontane" sono disseminati lungo il margine orientale del continente africano, dall'Arabia Saudita a nord allo Zimbabwe a sud. Nonostante siano massici separati tra loro le montagne appartenenti all'hotspot condividono una flora simile. Le montagne della Rift Albertina ospitano più mammiferi, uccelli e anfibi endemici di ogni altra regione in Africa. L'incessante e caotica attività geologica della zona che ha prodotto le catene montuose ha portato alla formazione di alcuni dei più straordinari laghi del mondo. 
La presenza di questi grandi laghi supporta un altrettanto straordinaria diversità di pesci d'acqua dolce, con oltre 600 specie endemiche. Come in molte aree tropicali, la minaccia maggiore per gli ambienti naturali è l'espansione dell'agricoltura, specialmente le grandi piantagioni di banane, fagioli e tè. Una minaccia relativamente nuova, dovuta all'aumento di popolazione, è il bracconaggio, problema particolarmente presente nella Rift Albertina.


 
Il monitoraggio della Biodiversità


Grazie alla lunga presenza nelle aree di studio e in particolare nei Monti Udzungwa dove ha sede l’Udzungwa Ecological Mnitoring Centre, la ricerca scientifica è stata funzionale all’avvio e alla partecipazione a programmi di monitoraggio della biodiversità, che sono perlopiù implementati da personale locale, condotti in partenariato con vari enti locali e internazionali, e forniscono strumenti per promuovere la conservazione delle aree target e la gestione di quelle protette.
  In particolare, dal 2002 nei Monti Udzungwa è attivo un programma di monitoraggio dei primati diurni che ad oggi costituisce la base di dati più lunga e significativa per l’intera area.
Dal 2009 inoltre, i Monti Udzungwa fanno parte della rete pan-tropicale TEAM (Tropical Ecology, Assessment and Monitoring), un network che attualmente consta di 16 stazioni di ricerca nei tropici gestito da Conservation International insieme ad altre importanti istituzioni quali lo Smithsonian, la Wildlife Conservation Society e il Missouri Botanical Garden. 

La rete facilita la standardizzazione della raccolta dati e lo sviluppo di piattaforme informatiche che possano facilitare l'invio dei dati in tempo quasi reale. Nel 2010 la Sezione ha partecipato all’avvio del Comprehensive Monitoring for Climate Change Adaptation and Management in the Albertine Rift Protected Area Network finalizzato al monitoraggio degli anfibi della Rift Albertina.
 
 
La cooperazione allo sviluppo ambientale


Le attività sono focalizzate nei Monti Udzungwa della Tanzania e comprendono la gestione della Sezione Territoriale UEMC, una stazione fondata nel 2006, annessa al Parco Nazionale dei Monti Udzungwa, realizzata e gestita dal Museo in partenariato con l'ente parchi nazionali della Tanzania (TANAPA). Dal 2007 il Centro porta avanti un programma di educazione ambientale che ha coinvolto inizialmente 5 scuole primarie, fornisce costante supporto tecnico al Parco Nazionale degli Udzungwa, implementa programmi di monitoraggio (incluso il progetto TEAM, v. sopra), fornisce ospitalità e supporto a ricercatori e studenti, incluso la possibilità di condurre corsi di formazione in un ostello da 24 posti inaugurato, all'inizio del 2010.

 
Mazingira
Una parte delle attività è realizzata in collaborazione con, e coadiuvati da, l'Associazione MAZINGIRA ("ambiente" in lingua Swahili), nata nel settembre del 2010 in seno al MUSE quale gruppo di lavoro per potenziare e diversificare le attività di settore e promuovere la cooperazione ambientale nella società civile e nel mondo delle associazioni e degli enti di solidarietà internazionale in Trentino.
 
 
Facendo sua la massima “L’ambiente giusto fa sviluppo”, Mazingira crede che esista uno stretto legame fra sviluppo socio-economico e conservazione dell’ambiente raggiunta tramite un uso sostenibile delle risorse naturali. Mazingira è impegnata dal 2011 in progetti che aumentino la consapevolezza ambientale, promuovano e facilitino l’integrazione del Parco Nazionale dei Monti Udzungwa nella cultura locale e, in generale, che conservino l’ambiente naturale al fine di favorire uno sviluppo socio-economico sostenibile e il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità indigene. Per le sue attività sia in Tanzania che in Trentino, Mazingira collabora con vari partners.

 

Getting REDDy 
Dal 2010 inoltre il Muse è coinvolto nel progetto “Getting REDDy: compensazione delle emissioni tramite prevenzione della deforestazione in Tanzania e Amazzonia”, un’iniziativa della Provincia Autonoma di Trento che, ispirandosi alle azioni suggerite dal Protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni globali di CO2, si è posta l’obiettivo di diventare una “Provincia ad emissioni zero”. Oltre agli indispensabili interventi di risparmio energetico e sviluppo delle energie rinnovabili, la Provincia ha scelto di compensare 10% delle emissioni annuali di anidride carbonica del Trentino con il finanziamento di progetti che mirano a proteggere le foreste pluviali tropicali coniugando la difesa dell’ambiente con la promozione socio-economica delle popolazioni locali.   Getting REDDy è un progetto pilota realizzato dal Muse in collaborazione con l’associazione Trentino Insieme, la ONG brasiliana Associazione Amazonia, e il Tanzania Forest Conservation Group (TFCG). Il progetto ha contribuito alla protezione di porzioni di foresta pluviale sia in Amazonia centrale che in Tanzania tramite il coinvolgimento delle comunità locali di Xixuaú (in Amazzonia) e dei villaggi di Kizi e Galigali sui Monti Rubeho (Tanzania).